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Unicredit vende 17 miliardi di debiti Pimco e Fortress, gli acchiappa npl

Unicredit chiude la colossale operazione di cessione dei crediti in sofferenza, ben 16,2 miliardi di euro a valore lordo (leggermente ridotti dai 17,7 miliardi dell’annuncio) che l’istituto milanese ha venduto ieri per il 50,1% ai gruppi americani Fortress e Pimco. Quella conclusa ieri — dall’evocativo nome Fino, acronimo per «Failure is not an option» (l’insuccesso non è un’opzione) — è la più grande operazione sui non performing loans (npl) in Italia insieme con il passaggio, già annunciato, di tutte le sofferenze bancarie di Mps al fondo Atlante per 28 miliardi lordi e con quello degli npl di Veneto Banca e Popolare di Vicenza finiti alla Sga, la ex bad bank del Banco di Napoli oggi al 100% del Tesoro.

La pulizia del bilancio promessa dal ceo Jean Pierre Mustier era la terza gamba del rafforzamento varato dall’istituto di Piazza Aulenti a dicembre, insieme con l’aumento da 13 miliardi e le cessioni di Pekao, Pioneer e di quote di Fineco che hanno rafforzato il patrimonio di ulteriori 7 miliardi.

La prima parte della cartolarizzazione — molto complessa tecnicamente — è avvenuta con il passaggio del 50,1% dei veicoli creati ad hoc ai due colossi Usa. Ma Unicredit intende cedere ulteriori quote mezzanine fino a scendere sotto il 20%. Questo avverrà nella fase due, attesa nella seconda metà dell’anno, che prevede l’accesso alla garanzia pubblica Gacs per la parte meno rischiosa (senior).

La mossa di Unicredit è servita a rivitalizzare un mercato paralizzato dal divario enorme tra domanda e offerta. Nel caso di Fino il prezzo (mai reso noto ufficialmente) si aggirerebbe sul 13% circa del nominale, considerando che si tratta dei crediti maggiormente datati e meno interessanti, in gran parte originati da Capitalia e già quasi del tutto svalutati (i più vecchi, per 7,1 miliardi, al 93,6% del valore lordo): mossa resa possibile dall’aumento di capitale.

Nella prima metà del 2017 — stima Banca Ifis nel rapporto «Market Watch Npl, the italian Scenario» — sono stati venduti oltre 33 miliardi di npl (compreso Fino) in quello che sarà ricordato come l’anno della «esplosione delle operazioni di Npl». Secondo Ifis ulteriori 71 miliardi di npl verranno venduti entro l’anno, raggiungendo così la cifra di 104 miliardi scambiati nel mercato italiano: tre volte l’ammontare di 2015 e 2016 messi insieme. In ogni modo gli npl — conseguenza diretta di dieci anni di profonda crisi — continueranno a pesare sui bilanci delle banche. Secondo Morgan Stanley potrebbero servire altri 10 anni per ridurre la mole di npl ai livelli europei. Proprio per questo, secondo Morgan Stanley, una bad bank europea sarebbe cruciale per accelerarne l’esaurimento.

Fabrizio Massaro

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