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UniCredit vede l’utile a 2,6 miliardi

di Marigia Mangano

UniCredit raddoppia l'utile netto del semestre a 1.321 milioni di euro (+97,5%), ritiene «possibile» un risultato di fine anno di 2,6 miliardi e preannuncia nel piano industriale azioni sul capitale per migliorare il Core Tier1. I dati e le stime hanno permesso al titolo di ripartire in Borsa con un rialzo dell'1,77%.

Obiettivo utile di 2,6 miliardi

I risultati, approvati ieri dal consiglio di amministrazione della banca e poi illustrati al mercato dall'amministratore delegato Federico Ghizzoni, hanno evidenziato nel secondo trimestre un risultato di 511 milioni, superiore alle attese degli analisti, che risulta influenzato negativamente da 105 milioni di impairment su titoli governativi greci. Al netto di tale voce, il risultato semestrale ammonterebbe a 1.426 milioni, e quello trimestrale a 616 milioni. In proposito l'amministratore delegato ha spiegato che UniCredit ha una esposizione limitata verso la Grecia con titoli di Stato «per 514 milioni». Per il debito pubblico italiano l'impegno è invece di 40 miliardi, ma pur sempre – ha osservato Ghizzoni – pari al «5% degli attivi del gruppo.

Nel periodo in esame, il margine d'intermediazione ha raggiunto 13.383 milioni, in aumento dell'1,6% anno su anno, e 6.455 milioni di euro nel secondo trimestre 2011 (-6,8% rispetto al primo trimestre), principalmente a causa del calo del risultato di negoziazione, copertura e fair value, che in avvio d'anno aveva mostrato livelli eccezionalmente elevati. I costi sono rimasti sostanzialmente stabili, così come si è registrata una forte diminuzione delle rettifiche sui crediti. Ma è anche confermata la solidità dello stato patrimoniale con un Core Tier 1 si attesta a fine giugno 2011 al 9,12%, con un aumento di 6 punti base dal primo trimestre, grazie al contributo positivo dell'utile di periodo e alla crescita modesta degli attivi ponderati per il rischio, che hanno più che compensato l'accantonamento per dividendi. Quanto alle prospettive, il consensus degli analisti, che indica per il 2011 un utile a 2,6 miliardi, è stato giudicato da Ghizzoni «un target possibile». Lo stesso ad, però, ha precisato che nell'attuale situazione «è molto difficile fare previsioni serie, di certo il 2011 chiuderà meglio del 2010».

Piano industriale a fine anno

Sulla situazione dei mercati e più in generale sul problema di liquidità delle banche, Ghizzoni ha spiegato che a fine giugno UniCredit ha ultimato l'85% del piano di finanziamento per l'intero 2011, per un totale di 27,2 miliardi di euro di titoli emessi. Il 37% del funding plan è stato realizzato in Germania e Austria, e oltre il 90% del funding plan italiano è già stato completato. Obiettivo possibile grazie alla diversificazione geografica del gruppo che ha consentito di ridurre la pressione ad accedere al mercato dall'Italia. Nel frattempo UniCredit «sta lavorando» al piano industriale che conterrà «sicuramente azioni di gestione del capitale» che mirano soprattutto «a migliorare il Core Tier1», ha spiegato Ghizzoni aggiungendo che «la tempistica è confermata, ma abbiamo sempre mantenuto flessibilità nel caso il mercato lo richiedesse». Quel che è certo è che «con gli azionisti non abbiamo nessun problema – ha rilevato il manager – e accetteranno il piano». Quanto alle prospettive dell'Italia e all'attuale situazione dei mercati, Ghizzoni, dopo aver precisato di non ritenere possibile un default tecnico del Paese, ha però messo in chiaro che «in un mercato volatile occorre che la politica dia una impressione di coesione». «Sull'Italia c'è preoccupazione – ha aggiunto –, ma la crisi non è un problema solo italiano, dato che tutta l'Europa è sotto stress». Per questo «occorrono risposte forti e immediate per interrompere il trend. Per il banchiere, in generale, «la situazione è recuperabile, ma se non si prendono decisioni immediate c'è il rischio che i costi del funding aumentino con effetti negativi sulla liquidità e sull'economia reale». «Il sistema delle banche italiane – ha concluso – è solido ma il mercato va ricondotto su termini più accettabili».

 

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