Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit vara sette mini-banche

MILANO — Nascono le «mini-banche» italiane di Unicredit. Così l’amministratore delegato di Piazza Cordusio, Federico Ghizzoni, definisce le sette aree territoriali in cui viene suddivisa la banca in Italia. Si tratta di una semplificazione che va oltre il modello delle divisioni varato da Alessandro Profumo: l’obiettivo è portare a processi più snelli e rapidi verso i clienti e a maggiore responsabilità dei manager territoriali, oltre che a un risparmio «notevole» di costi, anche se non ancora quantificato. In Italia è anche una risposta indiretta alle esigenze di maggiore vicinanza con il territorio manifestate dalle Fondazioni azioniste nel 2010 in occasione della fusione delle banche-reti Capitalia, Banco di Sicilia e Unicredit Banca (la «banca unica»), quando al posto della sub-holding da loro richiesta venne introdotta la figura del country chairman che raccordava le divisioni retail, corporate e private.
Il progetto approvato ieri dal board presieduto da Giuseppe Vita prevede che la holding mantenga le funzioni di controllo, di linee guida e di monitoraggio della rischiosità di gruppo. Il resto sarà di competenza dei country chairman dei vari Paesi. In Italia i sette mini-banchieri risponderanno a Gabriele Piccini, che diventa il banchiere di riferimento per le questioni italiane, direttamente sotto Ghizzoni. Al direttore generale Roberto Nicastro risponderanno Austria, Polonia, l’Est Europa e l’innovazione del network; la Germania risponderà a Jean Pierre Mustier, numero uno dell’investment banking, visto che 80% del business tedesco arriva da quell’area. La divisione investment banking rimarrà in piedi solo per le multinazionali e per alcune specifiche società: in Italia saranno 110 i gruppi sotto il cappello di Mustier. Confermato il ruolo del chief operating officer Paolo Fiorentino.
Gli effetti della riorganizzazione si vedranno dal 2013. Per il momento Unicredit deve affrontare un 2012 negativo: «Le nostre stime in Italia sono di un pil a -2%, l’anno prossimo sarà di -0,3%, in ripresa ma non tale da colmare il gap». I conti semestrali del 3 agosto daranno un’idea sullo stato di salute della banca. Ieri non se n’è parlato al board, al quale invece Ghizzoni ha dato un’informativa su Pamplona, il fondo inglese a capitale russo che con il 5% è ora il secondo socio di Piazza Cordusio: «Sono stati corretti, hanno avvisato prima noi e la Consob. Dopo l’acquisto non abbiamo parlato con loro. Conosciamo il manager Alex Knaster, la loro è una mossa finanziaria perché il titolo è sottovalutato, come peraltro tutte le banche in Europa: in Germania capitalizzano il 50% del patrimonio».
Ghizzoni non teme neanche una destabilizzazione in caso di aumento della quota né un assalto per uno spezzatino che smembri geograficamente la banca: «Se ci saranno altri ingressi vedremo. Oggi è positivo che arrivino investitori. Lo spezzatino? Oggi il gruppo è robusto. Anche noi potremmo partecipare allo spezzatino di altri. Ma poi contiamoci: chi è in grado oggi di conquistare Unicredit? Fino ad oggi di spezzatino abbiamo visto solo quello di Abn Amro e tutti quelli che l’hanno fatto sono andati a scatafascio».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Parla il managing partner dello Studio Chiomenti: "Il numero di operazioni è in forte aumento già...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rischio paralisi. Perché quel che accade a Berlino si riflette direttamente a Bruxelles. Il probab...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I sindacati ripartono dalla lettera del primo settembre. Quella inviata al premier Draghi in cui i ...

Oggi sulla stampa