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UniCredit vara il nuovo riassetto

Avrà una testa più leggera e un corpo più libero di muoversi e adattarsi ai diversi contesti di mercato la nuova UniCredit che oggi dovrebbe trovare il via libera del consiglio di amministrazione convocato in mattinata a Milano.
Il riassetto organizzativo, su cui il ceo Federico Ghizzoni è al lavoro da mesi, è già stato esaminato dai comitati interni la settimana scorsa e poggia su tre pilastri: alleggerimento della struttura centrale, a cui continueranno a far capo soltanto alcune funzioni specifiche (i sistemi informativi, le risorse umane, la gestione del rischio e le grandi operazioni di investment banking), più autonomia alle aree in cui è suddivisa la banca con conseguente maggiore responsabilità per i manager rispetto a obiettivi e risultati, totale trasparenza sull’andamento dei diversi territori. Conseguenza (e non premessa) del riassetto è l’addio alle tre divisioni in cui si era articolata la banca poco meno di due anni fa, quando era stato varato il «bancone» targato Alessandro Profumo: da gennaio 2013, infatti, i rami famiglie e Pmi, corporate&investment banking e private, avranno un’organizzazione territoriale che farà capo direttamente al responsabile d’area. In particolare per quanto riguarda l’Italia (ma il riassetto vede coinvolti tutti i paesi in cui opera il gruppo) i sette responsabili d’area – attivi su Nord-Ovest, Lombardia, Nord-Est, Centro-Nord, Centro, Sud, Sicilia – saranno responsabili diretti di tutta l’attività commerciale della banca e non dovranno più confrontarsi con i coordinatori delle divisioni: è in questo modo che Ghizzoni, dopo aver goduto in prima persona di ampia autonomia quando era a capo dell’area Est Europa, punta a spostare sul territorio i centri decisionali della banca, che a livello centrale manterrà essenzialmente le attività di monitoraggio, coordinamento e infrastrutturazione (sistemi informativi e risorse umane) oltre ai dossier più rilevanti dell’investment banking. Obiettivo dell’operazione è quello di aumentare l’efficienza ma anche di contenere i costi. È qui che si misurerà il valore dei diversi country chairman (per l’Italia pare scontata la conferma di Gabriele Piccini), chiamati a costruire veri e propri piani industriali customerizzati per le proprie aree d’attività: con la nuova struttura, più trasparante, sarà immediato misurarne l’efficacia.
Domani all’ordine del giorno della riunione del board non è previsto soltanto il riassetto. Come tradizione, negli ultimi mesi, il ceo Federico Ghizzoni dovrebbe fare il punto anche sulla vicenza FonSai-Premafin, e offrirà una preview sui conti del secondo trimestre, in vista della semestrale che sarà al centro della prossima riunione, in calendario per il 3 agosto prossimo; in particolare sui conti, la settimana scorsa Ghizzoni – parlando con la stampa estera – si era detto «abbastanza fiducioso», soprattutto per la crescita dei depositi registrata nel periodo aprile-giugno. Tra i temi all’attenzione del cda, potrebbe spuntare anche l’ingresso del fondo Pamplona come secondo azionista del gruppo con il 5,01%, novità maturata a fine giugno che ha destato l’attenzione, e a volte la preoccupazione, di alcuni azionisti.

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