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Unicredit va avanti con l’aumento Nozze con SocGen? La Borsa ci crede

Al mercato piace l’idea di una grande operazione pan-europea in campo bancario, cioè di un colosso mondiale basato nel Vecchio Continente frutto del matrimonio tra l’italiana Unicredit e la francese Société Générale. Ieri mattina il rumor di mercato, rilanciato dall’agenzia Ansa , di un ritorno della fusione tra i due gruppi come opzione strategica di Unicredit ha infiammato gli scambi, con la banca guidata da Jean Pierre Mustier schizzata di oltre il 5,5% e sospesa per eccesso di rialzo. Nel corso della giornata tuttavia la corsa è scemata: Unicredit ha chiuso invariata a 2,28 euro mentre il colosso francese ha mantenuto un limitato rialzo dell’1,70% a circa 40 euro, anche a seguito del «no comment a speculazioni di mercato».

Quella della fusione Unicredit-SocGen è una suggestione di cui si parla da tempo da gli operatori e banche d’affari. Ma la sensazione di vari osservatori è che in ogni caso un’operazione di tale entità difficilmente potrà essere annunciata prima della presentazione del piano strategico e dell’aumento di capitale da parte di Unicredit, previsto per il 13 dicembre. Si parla di una richiesta fino a 13 miliardi di euro. Secondo il Wall Street Journal , la cifra verrà stabilita solo dopo il referendum del 4 dicembre. Una parte potrebbe arrivare dalla conversione dei 3 miliardi di bond «cashes» emessi nel 2008 come parte di un precedente rafforzamento patrimoniale.

Un aumento da 13 miliardi inciderebbe pesantemente sugli equilibri azionari, in particolare per le fondazioni Cariverona, Crt e Carimonte, primi azionisti italiani di Unicredit. Solo Cariverona (che ha il 2,7%) finora ha detto di voler seguire l’aumento, anche se dipenderà dalle condizioni. Il patrimonio di Unicredit è oggi al 10,82% come Cet1, vicino ai minimi per una banca sistemica a livello globale. Tra cessioni di asset (Pioneer e Pekao) e aumento si recupererebbero 15-18 miliardi di euro, stima Goldman Sachs, con un Cet1 che salirebbe al 15-15,8% (senza le rettifiche per i crediti deteriorati).

L’aumento «a doppia cifra» potrebbe essere funzionale a una fusione alla pari («merger of equals») con SocGen, operazione tentata già 9 anni fa da Alessandro Profumo quando guidava Unicredit. Oggi il gruppo francese guidato da Frédéric Oudéa e presieduto da Lorenzo Bini Smaghi (ex banchiere centrale della Bce) capitalizza circa 40 miliardi e ha un patrimonio del 14%. Anche la compresenza in Unicredit di un ceo francese, che peraltro proviene proprio da SocGen, e di un banchiere italiano alla presidenza del colosso parigino vengono considerati elementi importanti per il varo dell’operazione. Ma perché possa riuscire — ammesso che il dossier venga preso in mano dai due istituti — è necessario che prima si verifichino varie circostanze: il successo dell’aumento; la vittoria del Sì al referendum, per la conseguente stabilità di governo; la cessione degli asset e la vendita di circa 20 miliardi di npl.

Fabrizio Massaro

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