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Unicredit, utili a quota 907 milioni Mustier: sono i primi risultati del piano

Unicredit corre in Borsa, ieri +3,67% a 16,68 euro ai massimi da aprile 2016, dopo i conti del trimestre chiusi con un utile netto consolidato più che raddoppiato a 907 milioni di euro (erano 406 milioni nel primo trimestre 2016), ricavi saliti del 3,4% a 4,8 miliardi e un margine operativo in decisa crescita, del 36,1%.

«Stiamo già vedendo i primi ma tangibili risultati del nostro piano», ha commentato l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier, a cominciare dalla maxi pulizia di bilancio con l’avviata cessione di 17 miliardi di crediti deteriorati (il progetto «Fino»), e con una riduzione dei costi legata all’uscita di 1.900 dipendenti nel trimestre, pari a un terzo di tutti gli esuberi programmati al 2019.

I risultati — i primi dopo il colossale aumento di capitale da 13 miliardi concluso a febbraio — sono stati apprezzati dal mercato, in quanto superiori ai 612 milioni previsti dal consensus degli analisti. Equita sim ieri metteva in evidenza la spinta dei ricavi «core» in particolare in Germania e «commissioni molto superiori alle attese» (+4,8% a 1,5 miliardi di euro) grazie ad attività di finanziamento e asset management. L’aumento di capitale si è consolidato nel patrimonio dell’istituto, ora all’11,45% (come Cet1) dal 7,54% di dicembre, e supera il 12% calcolando le cessioni di Pioneer e Pekao.

Oggi Mustier comincia il road show a Londra. Agli azionisti e agli investitori conferma un monte dividendi al 20% per i prossimi due anni. Non sono previsti cambi sul payout , ha spiegato, in attesa di capire gli impatti delle nuove regolamentazioni (Basilea4). Mustier farà leva anche sulla riduzione dei crediti deteriorati, che sono stati negli ultimi anni la zavorra al piede dell’istituto. Mustier, in sella dalla scorsa estate, aveva ottenuto il via libera al maxi aumento di capitale anche per coprire le maggiori svalutazioni dei crediti. Adesso la banca raccoglie i frutti anche su questo fronte: le esposizioni deteriorate lorde si sono ridotte in un anno del 30% a 55,3 miliardi a fine marzo, mentre nel trimestre le rettifiche su crediti sono calate dell’11,8% a 670 milioni. In questo quadro le cessioni sono state pari a 300 milioni circa, ulteriori vendite sono state completate ad aprile per 400 milioni e due giorni fa è stata annunciata la cessione di ulteriori 500 milioni di crediti in sofferenza a MbCredit Solution (Mediobanca).

Tra gli aspetti negativi del business della banca, la crisi di Alitalia, di cui Unicredit, attraverso la holding Cai%: «Abbiamo sempre sostenuto Alitalia e siamo delusi che non sia stata raggiunta una soluzione sistemica», ha detto Mustier: la quota del 33% adesso è stata «completamente svalutata».

Poche parole su Mediobanca, di cui Unicredit ha l’8,7% e il cui patto di sindacato sul 31% del capitale scade a dicembre e va disdettato entro settembre. «Gli azionisti di Mediobanca dovranno incontrarsi e discutere. Non anticiperò nessuna conclusione e quindi non commenterò oltre», ha tagliato corto Mustier. Fonti vicine al patto l’altro ieri hanno riferito che «al momento non ci sono disdette né indicazioni di disdetta», sottolineando che «Unicredit ha preannunciato nei mesi scorsi che confermerà la partecipazione» al patto.

Fabrizio Massaro

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