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UniCredit, utili e capitale oltre le attese

«Ho un carattere che va oltre certi tipi di rumor: io penso solo a lavorare. Per il resto, abbiamo un buon sistema di governance: se ci sono dei problemi, se ne parla all’interno degli organi». Federico Ghizzoni, ceo di UniCredit, ha appena incassato la «piena fiducia» del cda, al termine di una riunione che ha approvato un bilancio con utili superiori alle attese a 1,7 miliardi e un patrimonio di vigilanza cresciuto organicamente al 10,94% di Common equity tier 1, facendo di UniCredit «la seconda banca in Europa per capacità di generare capitale in autonomia». La borsa, però, è stata di nuovo severa: il titolo ieri ha perso un altro 7,91%.
Dottor Ghizzoni, che succede?
Sulle banche le vendite sono iniziate qualche mese fa, sull’onda dei ribassi delle materie prime e dei conseguenti riposizionamenti di alcuni grandi investitori. Poi è arrivata l’incertezza sulla crescita globale, cui si sono sommante le norme del bail in e quindi la rinnovata attenzione del mercato al problema delle sofferenze: siamo in una situazione di sell-off in cui si vende tutto e comunque, senza badare ai fondamentali.
Secondo lei c’è un caso UniCredit?
Ultimamente si è parlato molto di noi rispetto al capitale: per mesi mi è stato chiesto se avevamo bisogno di un aumento di capitale, con il bilancio 2015 abbiamo dimostrato di essere capaci di farlo da soli, generando quasi 4 miliardi di capitale valido ai fini dei parametri di vigilanza.
Continua pagina 27 Marco FerrandoContinua da pagina 25 Sulle sofferenze, con un npl ratio pari al 4,2% sul totale dei crediti, siamo decisamente meglio del sistema, mentre il piano industriale presentato tre mesi fa comincia a dare i suoi risultati visto che nel 2015 abbiamo già superato i target previsti. Non c’è nessun caso UniCredit, mi sembra evidente.
Ma intanto le banche continuano a essere nella tempesta. Quanto potrà durare?
Non credo che questa fase possa chiudersi tanto in fretta, per lo meno fino a quando il mercato non avrà trovato una nuova base da cui ripartire. Tuttavia, l’enorme liquidità che si sta creando con le vendite di questi giorni prima o poi tornerà in circolo, e senz’altro – visti i rendimenti attuali – più che sui bond si orienterà sull’equity. Per questo noi restiamo concentrati sul piano: vogliamo farci trovare pronti quando il mercato tornerà a guardare ai fondamentali.
UniCredit può essere stata penalizzata dal clima di incertezza che circonda da qualche tempo il vertice?
L’incertezza sicuramente incide, all’interno della banca e sui colleghi, ma anche sul mercato dove ci si può domandare che cosa sta succedendo. Per questo è stato un bene che il consiglio, non sollecitato in alcun modo dal sottoscritto, abbia rinnovato la fiducia non solo nell’ad ma in tutto il management, riconoscendo che il lavoro fatto è buono.
A lei è mai stato chiesto di fare un passo indietro?
No. Questo tipo di richieste si fa in consiglio, e nel nostro board, prima del comunicato di oggi (ieri, ndr) non c’è mai stato alcun segnale negativo. Poi siamo tutti adulti, siamo consapevoli che ogni giorno si deve conquistare la fiducia degli azionisti. Che, visto l’andamento di Borsa per tutte le banche, è normale non siano felici in questo momento.
Alcuni azionisti hanno espresso alcune perplessità sulla gestione della banca: si sente sotto esame?
Guardi, ho un carattere che va oltre questo tipo di rumor: penso solo a lavorare e a soddisfare tutti i soci.
Nel 2016 quali saranno i driver di crescita della banca?
I volumi del credito salgono, e questo spingerà il margine d’interesse. L’ottimo trend delle operazioni strutturate spingerà le commissioni d’investimento e quelle, in generale, della nostra Corporate investment bank. Mi aspetto, poi, un forte contributo dal Centro Est Europa, che già nei primi 40 giorni dell’anno sta mostrando un trend migliore del 2015.
La crescita organica di capitale potrà proseguire sugli stessi ritmi del 2015?
Ripetere i 92 punti base non sarà facile, ma con l’ulteriore riduzione degli Rwa e alcune operazioni straordinarie in pipeline siamo in grado di generare tutto il capitale che ci servirà.
Non a caso puntate a un dividendo cash a partire dall’esercizio 2016. Il valore di riferimento resteranno i 12 centesimi di quest’anno?
Puntiamo a confermare un pay out del 40%. E intanto nel corso dell’anno accantoneremo una cifra analoga a quella del 2015, poi si valuterà alla fine.
Tra le operazioni straordinarie che citava prima c’è il riassetto di Pioneer. A che punto è la trattativa con il Santander e con i fondi? Che benefici porterà in termini di capitale?
Contiamo di chiudere entro metà anno, e il contributo previsto è di oltre 20 punti base a livello di Cet1.
Oggi il Governo dovrebbe varare il maxi-decreto con le norme sui crediti deteriorati. Qual è il vostro giudizio?
È un fatto molto importante, perché le nuove norme sul recupero dei crediti in sofferenza possono avere un immediato impatto sui tempi di recupero e quindi sul valore: la nostra esperienza è che in Italia è più facile cedere crediti unsecured rispetto a quelli assistiti da collaterali perché c’è troppa incertezza proprio sui tempi di recupero dei beni. Per questo ritengo che le nuove norme possano veramente animare il mercato; anche se è irrealistico pensare che possano essere digeriti in tempi brevi gli 88 miliardi di sofferenze nette del sistema.
Vi state attivando per costituire un Spv e beneficiare delle garanzie pubbliche sui titoli senior?
Stiamo valutando, non abbiamo obiezioni di principio , ma sarà fondamentale leggere le norme definitive: noi abbiamo già un partner naturale, che è DoBank (ex Uccmb) dove c’è anche il socio Fortress.
Due settimane fa, al Forex, il governatore Visco ha chiesto una modifica delle norme sul bail-in. Vista la crisi di fiducia tra i risparmiatori e la turbolenza sui mercati, è d’accordo?
Il bail in è legge e non possiamo tornare indietro. Ma, come ha detto il governatore Visco, credo sia possibile discutere correttivi per le regole di implementazione.
Nel 2016 il funding sarà più problematico per le banche?
Problematico no, vista tutta la liquidità messa a disposizione dalla Bce. Al massimo rischia di diventare più costoso, visto anche il rialzo dei cds: per quel che ci riguarda non siamo preoccupati, il 2015 si è chiuso con una raccolta superiore alle attese e con prezzi inferiori al previsto.
Il Sole 24 Ore ha lanciato il suo manifesto per il risparmio, invocando prospetti più chiari per i risparmiatori. Proprio ieri, l’Abi ha invitato la Consob a muoversi in quella direzione: che ne pensa?
Sono d’accordo. Le banche negli ultimi tempi hanno fatto molti passi avanti sulla trasparenza, oggi è fondamentale tradurla in un linguaggio più comprensibile per il risparmiatore. In particolare, è indispensabile che il cliente si renda conto in poche righe di quel che gli viene proposto. Noi siamo pronti.
Sembra di essere alla vigilia di un matrimonio tra le popolari. Da Banco e Bpm potrebbe nasce il terzo player italiano del settore: preoccupato?
Tutt’altro. È importante avere banche più grandi e solide: per il sistema è solo un beneficio, ben venga.

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