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Unicredit, utili a 5,5 miliardi «Il 2017 un anno di svolta»

«Non distraiamoci, continuiamo con il piano Transform fino al 2019, questa è una maratona». La linea del ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, non cambia: anche di fronte a un 2017 — il primo completo sotto la sua gestione — di cui è «orgoglioso», chiuso con 5,5 miliardi di utili, superiori alle attese degli analisti e con tutti i target interni della banca raggiunti, il top manager non si lascia andare all’entusiasmo. Anche se i ricavi sono saliti a 19,6 miliardi (+1,7%) grazie soprattutto alle commissioni (+7,1%) e i costi sono calati del 4% — grazie al 64% delle 14 mila uscite di dipendenti già realizzate — c’è ancora tanto da fare. I risultati già prodotti comunque sono stati apprezzati dal mercato, che ieri ha fatto salire il titolo del 2,1% a 17,84 euro, il migliore a Piazza Affari.

Il gruppo di piazza Gae Aulenti ha ribaltato la maxi-perdita del 2016 di 11,8 miliardi di euro — effetto della gigantesca svalutazione dei crediti deteriorati in vista della loro cessione per 17,7 miliardi con il progetto Fino («failure is not an option») completato a fine gennaio e coperto con l’aumento di capitale da 13 miliardi e le cessioni di Pekao, Fineco e Pioneer. In particolare il quarto trimestre ha registrato un utile netto di 801 milioni contro stime degli esperti di 570 milioni. Il miglioramento c’è stato anche sul fronte dei crediti deteriorati, con le rettifiche scese del 38% a 2,6 miliardi in un anno. A livello complessivo gli npl lordi sono diminuiti a 48,4 miliardi di euro pari al 10,2% dei crediti totali (dall’11,8%), e al 4,7% a livello netto. Solido anche il patrimonio al 13,60%, oltre le richieste di Bce.

Il risultato ha consentito a Mustier di tornare a pagare una cedola tutta in contanti pari al 20% degli utili: 0,32 euro. «Anche questa è una buona notizia», ha detto il banchiere. Per quest’anno la redditività (RoTe) è stata del 7,2% e la banca conferma l’obiettivo di andare sopra il 9% entro il 2019. Sono numeri che Mustier presenterà da oggi in roadshow a Londra e in Usa.

«Confermiamo il target di ricavi 2018 di 20,1 miliardi», ha detto in conferenza stampa. Più in generale «restiamo focalizzati sul piano, non facciamo speculazioni» circa operazioni straordinarie di consolidamento in Europa. «Dopo il 2019 vedremo se ci sono opportunità di crescita non organica»; ma anche crescendo solo organicamente, ha sottolineato, Unicredit può comunque essere un «vincitore paneuropeo» essendo già uno dei cinque gruppi di punta in Europa. «Quando in Francia ha vinto le elezioni Emmanuel Macron i titoli che ne hanno beneficiato sono stati Bnp Paribas, SocGen, Deutsche Bank, Commerz e noi, perché il mercato le ha lette come un voto pro-Europa». È l’Europa la bussola del ragionamento di Mustier: «Le elezioni sono importanti per l’Italia, ma ancora più importante per noi è che si sia fatto un accordo per il governo in Germania. Noi sosteniamo l’Europa, siamo fiduciosi che la forza odierna dell’Italia rimanga, credo che il risultato sarà una coalizione che supporti l’Europa». Su Mediobanca solo una conferma: «Siamo contenti di essere il principale azionista, ma non è strategica. Quando il titolo si rivaluterà, considereremo tutte le opzioni». Più incisiva la visione sulle fintech: «Non credo che Amazon o Google vorranno diventare delle banche, che operano in un mercato regolamentato e hanno una valutazione rispetto al patrimonio 50 volte inferiore alla loro. E poi fare credito significa prendere rischi: per farlo ci vuole esperienza. Meglio le partnership, come noi abbiamo fatto con Apple Pay e con Alipay per Alibaba».

Fabrizio Massaro

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