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Unicredit, utili a 3,2 miliardi Mustier: «Risultati solidi»

Nel secondo trimestre dell’anno l’attività caratteristica del gruppo Unicredit ha generato utili netti per un miliardo di euro. A questo vanno poi aggiunti 825 milioni derivanti dalle operazioni di vendita di alcune attività, tra cui la prima tranche delle azioni Fineco (17 per cento della ex controllata) e la totalità di Ocean Breeze Energy, che portano il totale contabile a 1.854 milioni. Nel semestre, proprio in forza delle cessioni effettuate, il risultato netto è aumentato del 51 per cento rispetto al 2018, a 3,241 miliardi di euro, erano 2,136 miliardi un anno fa. Tutto questo però non è bastato ad arginare la corrente delle vendite in Borsa, con l’azione Unicredit che già dalla mattinata ha sfondato al ribasso quota 10 euro, arrivando a perdere il 6 per cento nel corso della seduta, prima di chiudere a quota 9,768 euro, in calo del 4,94%, dopo anche una sospensione per eccesso di ribasso.

Una simile corrente di vendita si spiega con utili inferiori alle attese degli analisti (2,1 miliardi), ma anche con le modeste prospettive dell’intera industria bancaria e con una visione particolarmente cauta sui ricavi futuri da parte dell’amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier. Il taglio delle previsioni sui ricavi a fine anno (a 18,7 miliardi dai precedenti 19) è stato determinato dalla persistenza di tassi prossimi allo zero unita alla debolezza economica sia dell’Europa che dell’Italia. «Rimaniamo focalizzati sul nostro piano industriale — ha detto Mustier — che sta completandosi anche in un contesto macroeconomico complesso con risultati solidi». «Siamo — gli ha fatto eco il presidente del gruppo, l’ex ministro Fabrizio Saccomanni — una banca paneuropea vincente e apprezziamo i risultati in linea con il piano industriale in essere». Ma è lo scenario a generare una più generale preoccupazione («richiede attenzione», ha detto Saccomanni), mentre Mustier ha posto l’accento sull’ultima riga del conto economico, quella dell’utile, essendo le prime righe, dove si evidenziano i ricavi, soggette oggi a troppe variabili. Il manager ha risposto alle domande sulle possibili 10 mila uscite di lavoratori dal gruppo, evidenziando che, se ci saranno tagli, verranno attuati in maniera socialmente responsabile. Sul tema, è intervenuto anche il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni, che ha sottolineato come Mustier «deve prendersi un impegno serio» e cioè che la banca «rimarrà a baricentro italiano».

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