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Unicredit, utili a 1,8 miliardi Mustier: resteremo globali

Unicredit rafforza il capitale in particolare grazie alla vendita delle quote di Fineco e Pekao, e si avvicina all’appuntamento del piano industriale del 13 dicembre con un patrimonio salito al 10,82% dal precedente 10,3% e con utili dei nove mesi a 1,8 miliardi (+14,7%). In frenata è l’utile del solo terzo trimestre a 447 milioni, -11,8% sul 2015.

La banca guidata dal francese Jean Pierre Mustier, arrivato sulla tolda dell’istituto a fine luglio, segna ricavi in crescita (+2,3%) a 5,5 miliardi (forte l’apporto delle negoziazioni) e crediti deteriorati netti (npl) in ulteriore calo a 36,4 miliardi (-8% da un anno fa) coperti al 52,6%. Di queste, le sofferenze nette sono stabili a 19,6 miliardi (la copertura è al 61,9%). Incisiva anche la spinta sui costi: -4,6% a 3,2 miliardi nel trimestre; i dipendenti del gruppo sono diminuiti di 3.859 unità e sono state chiuse 463 filiali.

Il rafforzamento patrimoniale — con il conseguente aumento di capitale, stimato dal mercato attorno a 10 miliardi dopo che saranno state cedute totalmente Pekao e Pioneer — sarà alla base del piano strategico: «L’idea è che dobbiamo avere un discreto buffer sopra il minimo regolamentare», ha spiegato ieri il ceo nella conference call con gli analisti. Molto dipenderà dal livello che fisserà la Bce con i nuovi esami Srep: il cfo Mirko Bianchi ha chiarito che Unicredit «non ha ancora ricevuto la lettera» con il target 2017 di patrimonio, che comunque sarà comunicato al mercato. In ogni caso — ha chiarito Mustier — «non credo ci saranno cambiamenti nel nostro status di Global Sifi (istituzione finanziarie di rilevanza sistemica globale, ndr ) andando avanti». Unicredit — ha sottolineato Mustier — potrebbe non essere più Global Sifi se vendesse divisioni come la Germania o il Centro est Europa, ma di entrambe è già stata ribadita la natura strategica lo scorso luglio. Una parte del rafforzamento arriverà anche dalla cessione di una fetta di npl.

Nel piano «ci sarà un punto specifico che riguarda la corporate governance del gruppo», ha aggiunto Mustier, con riferimento all’ipotesi di una riduzione dei posti nel board da 17 a 15 .

Ieri intanto scadeva il termine per le offerte vincolanti per Pioneer. In corsa ci sono Equam (cordata di Poste-Cdp-Anima), Ameriprise (attraverso la controllata inglese Threadneedle), la francese Amundi, Macquarie e Aberdeen.

Fabrizio Massaro

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