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UniCredit, utile oltre le attese Ghizzoni: «Penso al business»

«I rumors? Li ascolto, ma sono focalizzato sui risultati della banca, che peraltro nel trimestre hanno superato le attese e ci vedono più avanti rispetto al budget dell’anno». Federico Ghizzoni, ceo di UniCredit, non si tira indietro dalla questione più spinosa: le voci ricorrenti di un malcontento crescente di più di un socio, l’ipotesi di un cambio in corsa, le preoccupazioni sul capitale e sull’eventuale necessità di un aumento: «Il patrimonio è sopra agli obiettivi del piano e alle richieste della vigilanza, la banca come si è visto l’anno scorso è in grado di generarlo autonomamente e quindi non c’è bisogno di aumento. Per il resto, le decisioni spettano al consiglio e ai soci, ma finora non ho ricevuto alcun segnale di questo tipo», spiega il manager nella ormai consueta intervista con Il Sole 24 Ore a commento della trimestrale.
Partiamo dal capitale: siete al 10,85% di Common equity tier 1, 9 punti base in meno rispetto al 31 dicembre.
Lo scostamento non è elevato, ed è imputabile all’investimento in Atlante, ai maggiori oneri di ristrutturazione in Austria, all’incremento degli rwa conseguente alla crescita degli impieghi, considerato che abbiamo erogato 15 miliardi di nuovi impieghi a medio-lungo periodo. E poi stiamo accantonando dividendi per 14 centesimi ad azione, due in più dello scorso anno.
Che cosa risponde alle perplessità del mercato?
Che continueremo a generare capitale con gli utili e che abbiamo sempre a disposizione la leva delle cessioni, con alcune alternative che analizzeremo all’occorrenza. Ma ribadisco: non c’è alcun gap nè rispetto al piano nè alle richieste della Vigilanza.
A proposito: sono in corso i nuovi stress test, che vi vedono tra le banche sotto esame. Sensazioni?
Positive. Premesso che il risultato, a differenza di due anni fa, non sarà una valutazione quantitativa sul capitale minimo necessario, le prime indicazioni che ci stanno arrivando sono positive.
Il trimestre si è concluso meglio del previsto, grazie anche a rettifiche sui crediti deteriorati inferiori allo scorso anno e quindi alle attese. Questo trend potrà continuare per il resto dell’anno?
Nel trimestre abbiamo registrato un costo del rischio di 63 punti base, che è inferiore ai 68 indicati come traguardo di fine piano al 2018: non è detto che rimanga a un valore così basso per tutto il 2016, ma siamo comunque più avanti rispetto alle attese. E non è un caso isolato: il margine d’interesse tiene, le commissioni anche, il Centro est Europa ha raddoppiato i profitti rispetto al primo trimestre 2015. Ci sono tutte le premesse per chiudere l’anno meglio di come l’avevamo iniziato.
Ma intanto sono arrivate brutte sorprese dall’Austria: 250 milioni di oneri straordinari non previsti.
È il risultato di una legge che probabilmente impugneremo. Comunque gli oneri sono integralmente spesati, e non ne prevediamo di ulteriori.
Tra le cessioni resta sempre in pista quella del leasing?
Stiamo parlando con potenziali investitori, siamo alla verifica del portafoglio, ci attendiamo una valutazione definitiva nelle prossime settimane.
E Pioneer? Dall’ufficio del Cfo, stando a quanto riferito da alcuni analisti, sono arrivate alcune perplessità sulla possibilità di giungere al closing entro il 2016.
Giustamente la struttura è cauta, ma l’obiettivo rimane ed è alla portata.
Il piano industriale prevede la cessione di 2 miliardi di Npl nell’anno. La cifra è confermata?
Per ora sì, ma potrebbe crescere. Proprio in questi giorni stiamo negoziando la cessione di alcuni portafogli, e poi c’è il fondo Atlante, un’opportunità per tutto il sistema ma anche per noi.
Il fondo ha raccolto 4,3 miliardi, di cui 1,5 già spesi per la Popolare di Vicenza. Le risorse saranno sufficienti per intervenire significativamente anche sugli Npl? Voi potreste aumentare il vostro contributo?
È escluso un ulteriore impegno da parte di UniCredit. Certo tutto dipenderà da quanto rimarrà dopo l’operazione di Veneto Banca: considerata l’intenzione di acquistare tranche junior di abs, credo che con un paio di miliardi a disposizione si possa smaltire fino a 40 miliardi di Npl lordi. Ma c’è un altro elemento che va evidenziato: i tassi di recupero dei crediti deteriorati da noi sono aumentati del 26% rispetto allo scorso anno, questo dimostra che dietro agli Npl ci sono enormi possibilità di business.
Voi avete in cantiere cartolarizzazioni con eventuale utilizzo di Gacs?
Al nostro interno abbiamo un’unità dedicata alla cartolarizzazioni, che l’anno scorso ha chiuso diverse operazioni su crediti in bonis che ci hanno consentito di ridurre in misura significativa gli rwa con benefici per il Cet1. Per quanto riguarda le Gacs, l’utilizzo diventa interessante solo in presenza di un compratore: noi stiamo analizzando alcune ipotesi di securization.
A giugno partiranno le nuove Tltro della Bce. Come si muoverà UniCredit, dopo aver raccolto 18 miliardi dalla prima serie di aste?
Potremo richiedere più del doppio, e l’intenzione è di sfruttarne tutte le potenzialità. Dobbiamo solo valutare, essenzialmente per una questione di pricing, se ci convenga chiedere tutto subito o progressivamente, anche perché al momento la liquidità è sovrabbondante.
In consiglio si è ancora parlato dell’aumento della Popolare di Vicenza, dopo l’analisi effettuata in comitato la settimana scorsa. È stato un errore?
Era una classica operazione di mercato, strutturata quando il mercato c’era, e con tutte le tipiche clausole di salvaguardia, che per fortuna non abbiamo dovuto applicare grazie all’intervento di Atlante. Ci sono stati pesanti e repentini mutamenti da parte del mercato, che hanno richiesto una soluzione di sistema nell’interesse generale.
La vicenda non avrà aiutato a migliorare il clima in consiglio.
Molto semplicemente abbiamo pensato di ripetere l’informativa che avevamo effettuato la settimana scorsa a beneficio dei consiglieri che non siedono in comitato, e il board ha capito le ragioni dell’operazione.
Infine Rcs: UniCredit, nella doppia veste di creditore e advisor del gruppo, come valuta l’offerta di Cairo?
Ci interessa che la situazione sia solida, qualunque sia la soluzione l’importante è che l’azienda si rafforzi.

Marco Ferrando

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