Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit Un taglio (dolce) per la nuova governance E nei consigli delle quotate più spazio agli indipendenti

Un consiglio più asciutto, più femminile, con una forte attenzione ai temi di professionalità e di onorabilità dei propri componenti, secondo le indicazioni sia della Banca d’Italia che dell’Eba, l’Autorità bancaria europea. Un consiglio capace di proseguire il lavoro degli ultimi tre anni nel segno della continuità: l’assemblea che il 13 maggio a Roma darà forma al nuovo consiglio di amministrazione di Unicredit si muoverà su queste direttrici. 
Condivisioni
Le diplomazie sono al lavoro, ma appare evidente in queste settimane di vigilia la condivisione di alcuni principi. In primis , la riduzione del numero dei consiglieri, che dovrebbe scendere dagli attuali 19 a 17.
Parallelamente aumenteranno le donne. Oggi nel cda della banca di Piazza Gae Aulenti sono quattro (Henryka Bochniarz, Helga Jung, Marianna Li Calzi, Lucrezia Reichlin), diventeranno sei.
Sulla guida, non ci sono dubbi. Vi è da parte dei consiglieri un’ampia condivisione sulla quantità di lavoro svolto e sui risultati ottenuti dall’amministratore delegato Federico Ghizzoni e sulla capacità di guida del presidente Giuseppe Vita. Con ogni probabilità verranno confermati entrambi.
Scacchiera
Difficile comprendere chi lascerà il posto. Il ruolo delle fondazioni, che in passato è stato centrale nella governance di Unicredit, sembra oggi più defilato, anche alla luce degli annunciati passi verso una autoriforma del settore recentemente annunciati. Nelle scorse settimane il presidente della Fondazione Cariverona, Paolo Biasi, terzo azionista di Unicredit con il 3,459 per cento, è sembrato pronto a scendere sul piede di guerra per ottenere più spazio. Ora, dopo qualche settimana di meditazione, emerge la possibile presentazione di una seconda lista da portare al voto dell’assemblea. Ci arriverà? Per adesso è in atto un tentativo di coagulare soci minori attorno a una possibile lista alternativa a quella della maggioranza, ma sarà necessario aspettare aprile, quando scadranno i termini di presentazione delle liste per l’assemblea, per capire sia se Biasi deciderà di correre da solo, sia chi potranno essere le due donne candidate ad entrare in consiglio (nell’ipotesi di una conferma delle quattro attuali).
Per quanto riguarda il rispetto delle quote di genere, la normativa esistente prevede, nella fattispecie di Unicredit, almeno il 30 per cento dei consiglieri donna. Oggi, 4 su 19, la banca si troverebbe sotto la soglia richiesta. Ma con il nuovo cda il rapporto di 6 su 17 supererebbe le attese delle autorità di vigilanza.
Certezze
In un contesto di aperta dialettica, le certezze al momento appaiono comunque importanti. La probabile conferma di Ghizzoni e di Vita assicura a Unicredit un cammino nel pieno rispetto di tutte le indicazioni degli organismi di regolamentazione. Entrambi hanno conquistato sul campo, nell’ultimo triennio, la riconferma.
Ghizzoni, in un periodo di profonda crisi internazionale, che sta portando a un ripensamento dell’intera attività bancaria, ha saputo mantenere elevata la presenza estera di Unicredit, ma con una maggiore attenzione rispetto al passato al territorio italiano, con molte iniziative – dai mutui a SubitoCasa, dall’attenzione alle pmi alle partite della grande finanza – che hanno consentito alla banca di chiudere il 2014 con un utile netto di 2 miliardi di euro e con 22,5 miliardi di ricavi. L’Unicredit che nascerà il 13 maggio sarà una banca più snella e con componenti del cda la cui professionalità sarà evidente.
Nel gioco per incastri ad occupare le 17 poltrone del prossimo consiglio di amministrazione sono molte le variabili in gioco. Al punto che Unicredit deroga all’indicazione della Banca d’Italia (che avrebbe voluto 15 consiglieri), proprio a causa della complessità del gruppo. Diminuiranno, con ogni probabilità, le vicepresidenze. Oggi sono quattro (Candido Fois, Vincenzo Calandra Buonaura, Luca Cordero di Montezemolo e Fabrizio Palenzona), domani potrebbero ridursi a due.
Pesi e contrappesi
L’azionariato tedesco, che deriva la sua posizione dalla acquisizione della bavarese Hvb, verrà adeguatamente rappresentato nel prossimo consiglio, anche se i consiglieri che possono ragionevolmente guardare, in forza di una maggiore varietà di argomenti, a una riconferma sono, al momento, Palenzona e Montezemolo. Palenzona, membro del Comitato permanente strategico e del Comitato corporate governance , gioca oggi un ruolo estremamente attivo a favore di Unicredit. Montezemolo, presente negli stessi comitati in cui è Palenzona, ha dalla sua anche il mandato a rappresentare gli interessi degli arabi di Aabar Investments, sede ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi e interessi in tutto il mondo, che con il 5,024 per cento sono attualmente i primi azionisti di Unicredit. Alle loro spalle, i giochi per la composizione del nuovo consiglio di amministrazione sono aperti, le tendenze chiare, gli spazi in via di riduzione. Non è un argomento che sia ancora stato affrontato, ma è probabile che il consiglio di amministrazione che andrà a formarsi fra tre anni, nella primavera del 2018, conti su 15 posti, come da raccomandazione di via Nazionale.
Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Meno vincoli della privacy per l’utilizzo delle nuove tecnologie in chiave antievasione. La deleg...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il green pass diventa obbligatorio per quasi 20 milioni di lavoratori. Da metà ottobre per acceder...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ha preso il via il digital tour di Imprese vincenti 2021, il programma di Intesa Sanpaolo per la va...

Oggi sulla stampa