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Unicredit, in tre mesi utile a 1,39 miliardi “Restiamo italiani”

«Per la seconda volta di seguito, si è trattato del migliore primo trimestre dell’ultimo decennio » . E’ lapidario Jean Pierre Mustier, nel presentare i conti di inizio anno. La Borsa gli ha dato retta solo relativamente: Unicredit ha perso il 2,69% e dai massimi del 17 aprile scorso ha ceduto il 14,3%. Ma ieri è stata una giornata “ no” per molti titoli bancari.
Nei primi tre mesi dell’anno la banca ha registrato un utile netto di 1,39 miliardi, in rialzo del 24,7% rispetto a un anno fa; rettificando il dato dalle voci straordinarie, la crescita è dell’1,5% (a 1,1 miliardi). I dati, così come gli indicatori patrimoniali ( il Cet1 è al 12,25%) non comprendono la recentissima vendita del 17% di Finecobank, che verrà inclusa nel secondo trimestre. L’operazione porterà un beneficio a livello di patrimonio di vigilanza, il Cet1, di 21 punti base nel trimestre in corso ( quando l’indicatore di solidità è previsto comunque al livello minimo dell’anno, ma sopra il 12%). Ma ieri Mustier è stato molto incisivo nella motivazione: la plusvalenza ottenuta « corrisponde a 17 anni di dividendi» versati da Fineco a Unicredit, « non è forse una ragione sufficiente? » , confermando che il rafforzamento della banca consentirà di sostenere ancor di più l’economia reale attraverso gli impieghi. Una scelta, ha aggiunto, che non è un cambio di strategia ma un aggiustamento. Altri ne seguiranno: è possibile che si proceda con la vendita di altri asset in attività “non core”, non strategiche. E a chi lo incalzava sulla quota in Mediobanca, il manager ha risposto: « Ho già detto che è classificata come partecipazione finanziaria e non dirò di più».
Mustier ha confermato con forza il radicamento di Unicredit in Italia, pur essendo banca paneuropea; ha annunciato un graduale alleggerimento ma senza vendite della quota dei Btp, per allinearsi ai principali competitor ( attualmente ne ha in portafoglio 54 miliardi) e ha confermato la volontà di continuare nel 2019 con la vendita di Npl (i crediti in difficoltà).
Soprattutto, il manager ha confermato per il 2019 i target di gruppo: ricavi a 19,8 miliardi, costi a 10,4 miliardi, utile netto a 4,7 miliardi e Cet1 tra il 12 e il 12,5% (sempre che lo spread sui Btp rimanga ai livelli attuali, è scritto in una nota del gruppo). Ma se quello che è stato già fatto in questo scorcio di anno viene considerato propedeutico al prossimo triennio, il piatto forte delle scelte verrà illustrato solo in dicembre, con il prossimo piano triennale. E con questa risposta, più volte ripetuta, Mustier ha tagliato corto rimandato a tra qualche mese il profilo della futura Unicredit. Con un paio di certezze: le fusioni transfrontaliere sono difficili da realizzare ( quindi niente Commerzbank, anche se Mustier non ha voluto come al solito commentare i rumors) e la crescita in Italia sarà organica. Dunque, nessuno shopping su Carige, se non in una cornice di sistema, su basi «eque e proporzionali».

Vittoria Puledda

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