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Unicredit in tensione, giù dell’8%

Un crollo dell’8% in Borsa: è stato il commento del mercato all’uscita annunciata del ceo Jean Pierre Mustier in seguito alla rottura con il consiglio di Unicredit sulla strategia dell’istituto: ovvero sulle fusioni, a cominciare dall’ipotesi di quella con Mps, sollecitata dal governo.

Ieri Unicredit ha lasciato a Piazza Affari altri 1,5 miliardi di capitalizzazione dopo il miliardo perso lunedì. L’incertezza sul futuro allontana gli investitori. Oggi la banca vale 17,7 miliardi, tanto che qualche osservatore (Mediobanca Securities) evidenza il rischio di un assalto dall’estero, per esempio da parte di un istituto francese per accedere via Unicredit alla Germania.

Ma il 59enne francese sconta una rottura progressiva delle relazioni anche con il mercato, che non ha capito quale fosse la linea dell’istituto: proporre la restituzione del capitale in eccesso ai soci anziché sviluppare la banca è parso come un abdicare al ruolo di banchiere. Inoltre nel board, nel quale da ottobre siede l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan come presidente designato, sarebbero state nette le divergenze sul piano di dividere in due Unicredit con la creazione di una subholding per le attività estere. Sarebbe stato questo, più che la discussione su un’eventuale mossa su Mps ben vista dal governo, uno dei motivi della rottura tra Mustier e il board. In serata un «portavoce del consiglio» di Unicredit «ha chiarito che il cda non accetterà mai alcuna operazione che possa danneggiare gli interessi del gruppo e in particolare la sua posizione patrimoniale»; ribadendo le «proprie linee guida Unicredit conferma il ripristino della politica di distribuzione del capitale, soggetto ai via libera dei regolatori, a partire dall’anno solare 2021».

Gli occhi del mercato sono comunque puntati su Mps e alla dote che potrà arrivare dal governo, che Mustier avrebbe quantificato in una necessità di almeno 4 miliardi.

È ora un dossier che toccherà al nuovo ceo affrontare. Oggi si riunisce il comitato nomine presieduto da Stefano Micossi per avviare l’iter di selezione, che si punta a chiudere in tempi brevi per evitare il «limbo» di cui parlava ieri qualche analista: tra i papabili si fanno i nomi di Marco Morelli, Giuseppe Castagna, Matteo Del Fante (che ha tuttavia smentito), Alberto Nagel, l’ex Unicredit Gianni Franco Papa, il consigliere della banca Diego De Giorgi.

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