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UniCredit svaluta per 13 miliardi Mustier: «Il piano fa progressi»

Conferma i target e staccherà la cedola il prossimo anno – La partita Npl
Se ancora c’era qualche dubbio sulle proporzioni delle pulizie imbastite da Jean Pierre Mustier nei conti di UniCredit, è stato fugato ieri con uno dei dati forniti dopo l’approvazione dei conti 2016 da parte del board. È?il Cet1 ratio al 31 dicembre scorso, cioè dopo le svalutazioni ma prima ancora dell’aumento da 13 miliardi: 7,54%, contro il 10,82% del 30 settembre e ben al di sotto della soglia minima prevista dalla Bce in ambito Srep, cioè l’8,75%. La situazione era nota ed è transitoria, visto che l’aumento – peraltro apprezzato dal mercato – è coperto da garanzia e dunque i 13 miliardi entreranno senz’altro nelle casse di Piazza Gae Aulenti entro il 10 marzo, riportando così il Cet1 di UniCredit all’11,15%. Approderà poi al 12% quando saranno contabilizzati gli effetti delle cessioni di Pioneer e Pekao, mentre a fine pianodovrebbe attestarsi al 12,5%.
Certo, però, il crollo pur temporaneo del capitale di vigilanza dà un’idea puntuale di quanto sia radicale il trattamento-Mustier. Che dal punto di vista del patrimonio, come si diceva, ha previsto prima l’abbattimento e poi la ricostituzione, mentre sul conto economico vede i 13,5 miliardi di perdite sul quarto trimestre, che portano – come anticipato la settimana scorsa – il rosso del 2016 a 11,8 miliardi.
Proprio il periodo ottobre-dicembre è stato quello in cui si sono concentrate le voci straordinarie, tra svalutazioni e costi di ristrutturazione: a metà dicembre, alla presentazione del piano industriale Transform 2019, Mustier ne aveva preannunciati per 12,2 miliardi, ora invece sono saliti a quota 13,2.
Un miliardo di oneri in più dovuto in larga parte alla svalutazione di Atlante (oltre 500 milioni sui 686 versati a fine dicembre), alla Dta e alle due quote extra dei fondi obbligatori per il salvataggio delle good banks.
Tutto in nome di un piano di cui la banca sta già incassando «dei risultati significativi in termini di efficienza operativa», ha spiegato ieri Mustier agli analisti in conference call. Tanto è vero, ha assicurato, che i target sono tutti confermati: a partire da quello di tornare a distribuire dividendi a partire dall’esercizio 2017, con un payout ratio del 20-50%. Obiettivi che il manager punta a centrare con la ripresa dei ricavi ma soprattutto con il taglio del costo del rischio: con i 12,2 miliardi di rettifiche sui crediti nel 2016, tre volte superiori al 2015, Mustier ha inteso cautelarsi anche dalla probabile evoluzione futura del portafoglio crediti, dunque d’ora in avanti la strada sarà in discesa. E qui si colloca anche ilprogetto Fino, con la dismissione di 17,7 miliardi di Npl lordi a favore di un veicolo che vedrà la maggioranza in mano a Pimco e Fortress; la banca non ha comunicato i valori a cui saranno ceduti alla newco, ma in base alle stime de Il Sole sulle due operazioni contabilizzate nel quarto trimestre 2016 (oltre a Fino c’è stata un’altra dismissione da circa un miliardo di Npl lordi), le sofferenze si sarebbero “mosse” intorno al 15% del valore nominale. Sta di fatto che al primo gennaio UniCredit poteva vantare un tasso di copertura sulle offerenze resdidue pari al 65,6% e al 44,6% sui crediti unlikely to pay, i vecchi incagli.
Dal punto di vista dell’attività, nel 2016 i ricavi sono stati pari a 18,8 miliardi, sostanzialmente stabili (-0,3%) sul 2015. È sceso del 5,6% il contributo del margine d’interesse (10,3 miliardi) e si sono ridotte dell’1,1% le commissioni (5,4 miliardi),mentre è cresciuto del 40% il trading (2 miliardi). Le aree: la banca commerciale italiana ha chiuso il 2016 con una perdita di 582 milioni, il Centro Est Europa ha registrato un utile netto di 1,4 miliardi nel 2016 (+104,7% annuo) grazie soprattutto ai contributi di Turchia (378 milioni di profitti, +18,8% annuo), Repubblica Ceca (223 milioni, +6,7%), Bulgaria (182 milioni, +5,8%) e Ungheria (173 milioni, +40,6%). La divisione Cib ha chiuso il 2016 con ricavi in crescita del 7% a 4,3 miliardi e un utile in calo del 14,4% a 1,2 miliardi.
«Abbiamo intrapreso numerose azioni incisive per superare le eredità negative del passato e le criticità operative in modo da assicurare il successo futuro del gruppo», ha detto ieri Mustier. Un messaggio, il suo, che continua ad accompagnare l’aumento avviato lunedì. Per la terza seduta consecutiva, ieri le azioni UniCredit hanno chiuso in rialzo (+1,37%), a conferma di un elevato interesse da parte del mercato. Tra i soci, ieri è emersa la conferma, pur informale, delle intenzioni di Fondazione Crt di sottoscrivere pro quota. Lo stesso neo presidente, Giovanni Quaglia, la scorsa settimana aveva chiarito che gli organi della fondazione avevano già stabilito di impegnarsi fino a un massimo pari alla quota attuale, attorno al 2%: la percentuale ora potrebbe scendere di qualche decimale, tenendo conto del bond convertibile del 2009. Anche il Consiglio di indirizzo e di programmazione della Fondazione Cassamarca di Treviso ha deciso di sostenere, «per quanto possibile e in sintonia con le scelte delle altre Fondazioni azioniste», il piano di rilancio di UniCredit, riposizionando la propria quota partecipativa allo 0,10%, meno della metà dello 0,22% posseduto ante aumento.

Marco Ferrando

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