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UniCredit supera il test della Bce

A poco meno di due settimane dall’ufficializzazione degli esiti delle altre banche dello Srep, l’esame annuale condotto dalla Bce su capitale, liquidità, governance e modello di business, anche UniCredit hga ricevuto il risultato del test: a partire dal primo gennaio 2016 la banca dovrà rispettare un livello di Cet1 transitional pari a 9,75% a fronte del 10,44% registrato al 30 settembre. Il livello di Cet1 aggiuntivo richiesto a Unicredit nel 2016 per il fatto di essere una banca sistemica (Sifi), è pari allo 0,25% e salirà di un ulteriore 0,25% all’anno raggiungendo l’1% su base fully loaded nel 2019.
È quanto ha annunciato ieri l’istituto che ha aggiunto: «Il livello patrimoniale, includendo il G-Sib buffer transitional (il cuscinetto aggiuntivo, ndr), rimane ben al di sopra del requisito minimo srep, grazie a un continuo e costante impegno volto a un’ulteriore generazione di capitale come evidenziato nel piano strategico di UniCredit pubblicato in data 11 novembre 2015». Di fatto è stato confermato quanto era emerso a fine novembre quando le prime indiscrezioni collocavano l’istituto tra i promossi, con un livello di rischio medio assieme a Ubi, Bper, Popolare di Sondrio e al Banco Popolare.
Il dato è stato comunicato nel giorno in cui il ceo,?Federico Ghizzoni, nel corso di un incontro con la stampa estera ha voluto nuovamente ricordare che l’ultima prova da superare per il sistema bancario nazionale è quella dello smaltimento dei 200 miliardi di crediti in sofferenza che gravano sui bilanci e rallentano l’atteso finanziamento creditizio all’economia reale. In quest’ottica, il ceo ha sottolineato che la banca ha deciso di affrontare direttamente questo tema nel proprio business plan inserendo tra gli obiettivi «una forte riduzione dell’Npl ratio e un incremento del tasso di copertura delle sofferenze». Ghizzoni ha poi aggiunto che la banca è al lavoro per chiudere la prevista vendita della controllata in Ucraina, Ukrosotsbank, alla società di investimento russa, Alfa Group, all’inizio del 2016. In un’intervista con il quotidiano polacco Rzeczpospolita, Ghizzoni ha anche detto che se le condizioni di vendita non dovessero rivelarsi favorevoli, UniCredit potrebbe prendere in considerazione un ulteriore aumento di capitale per Ukrosotsbank l’anno prossimo, comunque inferiore ai 250 milioni di dollari già iniettati nella controllata nel 2015. In merito alle attività in Russia, Ghizzoni ha detto che la banca è soddisfatta di come sta andando il business e non ha intenzione di uscire dal Paese. Ghizzoni ha anche ribadito che UniCredit non intende prendere parte al processo di consolidamento del settore bancario in Italia e, nel dettaglio, di non essere interessato ad acquistare Banca Marche, Etruria, Carife e CariChieti, le quattro banche salvate dal Governo.
Intanto, sempre ieri UniCredit ha reso noto che il 9 dicembre Federica Bonato, subentrata un mese prima a Giovanni Alberti, ha rassegnato le dimissioni dalla carica di componente effettivo del Collegio sindacale «in quanto, in adempimento delle prescrizioni dettate dall’art. 36 del D.l.. “Salva Italia” (c.d.“divieto di interlocking”), ha optato per il mantenimento della carica in essere presso Cattolica di Assicurazione Società Cooperativa il cui mandato scadrà il 30 aprile 2018».

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