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UniCredit, sul tavolo lo spin-off dell’Italia

Tutte le strade di UniCredit portano allo scorporo delle attività italiane, considerato l’unico modo per mettere definitivamente ordine nel gruppo. Però i tempi non sono ancora maturi: troppo costoso e troppo complesso, oggi, separare UniCredit Italia da tutto il resto del gruppo.
L’orizzonte è questo da tempo in Piazza Cordusio ma ieri il concetto è stato ribadito direttamente dal presidente Giuseppe Vita, come a dire che il capitolo è chiuso almeno per un po’. «Desidero anch’io scorporare l’attività italiana – ha spiegato ieri Vita all’inaugurazione dello stabilimento Barilla di Rubbiano di Solignano – per un semplice motivo: noi oggi abbiamo un ibrido, cioè una holding che deve badare a tutte le varie partecipate europee». Morale: «Così come abbiamo un’UniCredit tedesca, una per la Polonia, una per l’Austria e una per tutti i paesi in cui siamo ce ne vorrebbe anche una per l’Italia», ha sottolineato Vita, secondo il quale «sarebbe giusto che ci fosse» ma è impossibile perché «in Italia ci sono determinate rigidità burocratiche e amministrative che per il momento non ci consentono di farla».
Gli ostacoli per lo spin-off, attualmente, sono per lo più di natura fiscale. Nei mesi scorsi si era calcolato che separare le attività italiane costerebbe a Piazza Cordusio intorno ai 400 milioni, una cifra recuperabile sì attraverso maggiori efficienze, ma non nell’immediato. Un buon motivo, dunque, per aspettare tempi migliori dal punto di vista normativo e i primi frutti del nuovo piano industriale, anche a costo di vincere anche alcune pressioni che arrivano da tempo da alcuni soci: «Non so se sia un desiderio particolare di qualche fondazione. È logico, è un desiderio anche mio, però per il momento non è fattibile», ha tagliato corto Vita, inviando un messaggio chiaro soprattutto a quei soci storici italiani – in primis CariVerona – che dai tempi della nascita del gruppo UniCredit insistono sul tema.
A proposito di Fondazioni, ieri mattina è stato cancellato l’incontro inizialmente previsto per oggi con il vertice della banca. Il summit era stato pianificato per presentare agli azionisti storici di Piazza Cordusio il nuovo presidente, in carica da maggio, ma è stato cancellato alla vigilia formalmente per problemi di agenda. L’incontro sarà ripianificato nelle prossime settimane, magari dopo la trimestrale attesa per il 13 novembre, quando – ragionevolmente – il management di UniCredit sarà in grado di dare qualche indicazione più chiara anche sull’eventuale cedola 2012: «Non è pensabile che a ottobre una società quotata possa dire qual è il dividendo – ha risposto tranchant Vita –: UniCredit è un’azienda con tante filiali all’estero, dobbiamo prima vedere come vanno. Fa parte del nostro dovere dare un dividendo, ma pensare che a ottobre lo si possa decidere significa non avere idea del meccanismo con cui si prendono queste decisioni». È un dato di fatto, comunque, che tra le Fondazioni st i ua crescendo il pressing sulla banca per vedersi staccare una cedola al termine del 2012, a maggior ragione dopo lo sforzo straordinario sostenuto a inizio anno con l’aumento di capitale.
Se per parlare di dividendo c’è tempo, ciò che dovrebbe accadere in fretta è invece la sostituzione del vicepresidente Al Qubaisi nel board: ieri Vita ha fatto intendere che, come anticipato da Il Sole 24 Ore la settimana scorsa, la questione potrebbe finire sul tavolo del comitato governance in agenda per domani, in modo da consentire il debutto del neo vicepresidente già al cda al momento previsto per il 18 ottobre.
Più lontano, invece, il rientro di un rappresentante dei soci libici in cda: «Quando questo board arriverà alla scadenza, se saranno ancora soci di queste dimensioni, candideranno uno dei loro», ha detto ieri Vita riferendosi alla Banca Centrale Libica e alla Libyan investment agency. soci con una quota totale vicina al 5 per cento.

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