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UniCredit, subito il profilo del ceo e poi il via alla ricerca UniCredit, oggi il profilo del ceo e poi il via alla ricerca

C’è chi vuole un italiano dal profilo globale e chi chiede uno straniero, pur con un po’ di esperienza in Italia e un italiano fluente. C’è chi ritiene necessario un esperto di banca retail, e sono per lo più i soci italiani (come Francesco Gaetano Caltagirone), mentre altri vedrebbero bene una forte competenza sul corporate banking, principale fonte di profitti (e problemi) con i tassi a zero. Altri, poi, auspicano un capital planner, o un mago dei rischi visti i 50 miliardi di sofferenze lorde che il gruppo ha in pancia. È quanto emerge dalle indicazioni fornite nei giorni scorsi dai consiglieri al presidente Giuseppe Vita in vista dell’individuazione del profilo del nuovo ceo, destinato a prendere il posto di Federico Ghizzoni: indicazioni eterogenee, secondo quanto risulta, alcune fornite (forse) con l’intento di escludere questo o quel potenziale candidato, che sono state elaborate insieme al comitato ristretto (dove figurano Montezemolo, Calandra e Streit) e che oggi alle 14 finiranno sul tavolo del board, dopo il quale potrebbe partire la ricerca vera e propria da parte di Egon Zehnder. Prima, alle 13, si riunirà il comitato Governance e nomine per la cooptazione di Sergio Balbinot in consiglio.
Anche oggi l’odg è nutrito, ma l’attenzione si concentrerà sull’ultimo punto: comunicazioni del presidente e del ceo. Obiettivo, non banale nè scontato, fare una sintesi che metta tutti d’accordo sugli skill del manager che dovrà guidare la banca per i prossimi anni. E questo, cioè il futuro di UniCredit, è il punto: sulle priorità che attendono il gruppo non sarà facile allineare il consiglio, considerate anche le diverse aspettative dei soci. E pensare che il mercato, dove il titolo è ai minimi da sempre, chiede scelte forti: «Quello che serve è un manager capace di prendere decisioni non convenzionali», ragiona Giovanni Razzoli di Equita. In un report uscito la settimana scorsa ha ribadito la necessità di un aumento da almeno cinque miliardi, ma oltre al capitale «quello che conta è una semplificazione del gruppo, troppo costosa con le sue attuali 750 legal entities. La banca è presente in troppi mercati, molti dei quali poco remunerativi, e la complessità è come se generasse una sorta di holding discount anche sulla valutazione del titolo: la banca deve agire sul capitale, uscire da alcuni Paesi e concentrarsi solo sull’Italia e pochi altri». Pertanto, dice Razzoli, «è necessario un italian speaker: metà del business è qui, buona parte dei soci forti e del management sono italiani, uno straniero senza esperienza sul nostro mercato non sarebbe in grado di gestire la situazione». Una valutazione condivisa da un altro analista di un’importante banca d’affari del mondo anglosassone: «C’è il tema del ceo, che non potrà non avere un’approfondita conoscenza dell’Italia dove la banca è esposta per quasi la metà del suo loan book, ma anche della squadra: solo con una prima linea fortemente motivata si potrà assicurare al mercato il raggiungimento del nuovo piano»; di cui, ragiona, dovrà far parte un aumento che – paradossalmente – potrebbe non essere la parte più hard: «Non è facile raccogliere capitale oggi per una banca, ma nel caso di UniCredit è praticamente già prezzato dal titolo che sconta una serie di iniziative ritenute indispensabili dal mercato. Il problema sarà metterle in fila». Ed è una questione di “story telling” anche per un altro analista di una banca americana, secondo il quale «il nuovo manager dovrà essere un decisionista, capace di guidare una governance che resta complessa». Più importanti le competenze sul retail o sul corporate? «Non è questo il punto: una sola specializzazione non basta, l’importante è la visione».
Quando (e se) verrà definito il profilo, partiranno i primi colloqui da parte della società di consulenza, nell’ambito di un processo che secondo quanto risulta sarebbe monitorato da Bce, pur informalmente. Diversi soci scalpitano per avere un nome nel giro di qualche giorno: quanto più definito sarà l’identikit, tanto più celere potrà essere l’individuazione di 2-3 nomi da girare al comitato Governance, ma pare improbabile un epilogo prima di qualche settimana. Per ora, si sarebbe stilata una rosa “teorica” molto ampia, in cui figura anche buona parte dei nomi circolati finora: da Marco Morelli ad Alberto Nagel, da Flavio Valeri a Gaetano Miccichè, e poi l’ex Jean Pierre Mustier, Giampiero Maioli dell’Agricole, i due di Ubs Sergio Ermotti e Alberto Orcel.

Marco Ferrando

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