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UniCredit studia la cessione di asset in Austria

UniCredit accende il radar sull’Austria alla ricerca di possibili asset da mettere in vendita. E mette nel mirino in particolare la divisione carte di credito della controllata Bank Austria. Il gruppo di piazza Gae Aulenti, tramite l’advisor Hsbc, avrebbe iniziato a contattare potenziali pretendenti interessati all’acquisto di Card Complete Service Bank, realtà valutata circa 400 milioni di euro, secondo quanto riportato ieri da Bloomberg. L’ipotesi di una cessione del business delle carte di credito nel paese austriaco era già emersa a luglio, ma ci sarebbe l’avvio operativo del cantiere: Bank Austria detiene la maggioranza (50,1%) del capitale, mentre tra gli altri azionisti c’è Raiffeisen Bank International, che non è chiaro se sia interessata a vendere la propria quota.
Dalla banca nessun commento, ma è realistico che lo stato d’avanzamento del dossier sia tra i temi che verranno analizzati oggi, nell’ultimo cda ordinario dell’anno. Peraltro quello delle carte di credito non è l’unico file riguardante Vienna che è oggetto di valutazione da parte della banca di piazza Gae Aulenti. UniCredit sta infatti ragionando sulla propria presenza all’interno del trust austriaco B&C Privatstiftung. La struttura istituita da Bank Austria, che contiene al suo interno partecipazioni di diverse imprese di peso, era nata per impedire che le industrie nazionali venissero vendute dopo l’acquisizione della più grande banca austriaca da parte della tedesca HypoVereinsbank. A valle dell’acquisizione di Hvb e Bank Austria, UniCredit ha iniziato a ragionare sul proprio ruolo nel trust. Del resto da tempo il gruppo di piazza Gae Aulenti sta valutando potenziali cessioni mirate per puntellare il patrimonio. Nessuna urgenza, sia chiaro: il Cet 1 ratio della banca al terzo trimestre si attestava al 12,11%, un livello di tutta sicurezza rispetto alle richieste Bce, e così pure rispetto alle stime della stessa banca, che per fine anno prevedeva un livello di solidità patrimoniale compreso tra l’11,5 e il 12%. D’altra parte, la guidance per il prossimo anno fa presumere uno scatto all’insù, con un ratio patrimoniale compreso tra il 12 e il 12,5%.

Luca Davi

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