Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit, spunta il nome di Passera. I candidati in settimana, soci divisi

Non sarà probabilmente Corrado Passera il prossimo amministratore delegato di Unicredit, come pure si era mormorato tra domenica e ieri dopo un’indiscrezione del Fatto Quotidiano : ieri una fonte vicina all’ex ceo di Intesa Sanpaolo nonché ex ministro dello Sviluppo economico nel governo Monti e leader di Italia Unica ha fatto sapere che Passera «non ha avuto alcun contatto con Egon Zehnder», cioè il cacciatore di teste cui Unicredit ha affidato l’incarico di individuare i papabili successori di Federico Ghizzoni.

In ogni caso, il nome di Passera comparirebbe nella lista ampia elaborata dall’ head hunter. E sarebbe stato inserito direttamente da Egon Zehnder perché sulla carta il 61enne ex banchiere rispetterebbe tutti i requisiti richiesti dal board presieduto da Giuseppe Vita: esperienza decennale di banca, profilo internazionale, rapporti con le autorità. Ma non ci sarebbe consenso tra i grandi soci sull’incarico all’ex capo della banca diretta concorrente di Unicredit in Italia.

In una fase che appare ancora complessa, con i grandi soci — fondazioni Crt, CariVerona, Carimonte, gli arabi di Aabar, i fondi Usa come BlackRock, i privati come Caltagirone o Del Vecchio — che non appaiono ancora convergere verso un nome unico, si vuole almeno accelerare il processo arrivando alla definizione di una short list di candidati: si parla di una stretta già in settimana.

In questo senso sono andate anche le dichiarazioni del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di giovedì scorso: «Auspico che ci sia il più rapidamente possibile una scelta per l’ad di Unicredit: ci sono nomi assolutamente all’altezza. È naturalmente una scelta degli azionisti della banca, mi auguro che la facciano molto rapidamente. Più il tempo passa più c’è un elemento di debolezza in un importante istituto di credito italiano». Tra venerdì e ieri (a 2,49 euro, +3,40%) il titolo ha beneficiato del recupero generale legato anche alle indicazioni più favorevoli nei sondaggi alla vittoria dei sostenitori della Gran Bretagna nella Ue al referendum di giovedì. Ma se vincesse invece il «Brexit» le tensioni sui listini potrebbero essere anche intense.

Intanto i papabili candidati continuano a sfilarsi. Già Marco Morelli (Bofa-Merrill Lynch Italia) aveva fatto sapere di non essere disponibile, così come Carlo Cimbri (UnipolSai). Ora anche Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, avrebbe detto ai suoi interlocutori di «stare bene in Mediobanca e di non essere interessato a far parte di short list o selezioni di altre banche». In uno scenario di tal genere potrebbero crescere le posizioni di banchieri finora outsider come Victor Massiah (Ubi) o Fabrizio Viola (Mps) , o anche, in assenza di un nome condiviso, di un manager interno, che però non apparirebbe in linea con quella discontinuità chiesta dagli investitori.

Nel frattempo la banca continua a operare: ieri avviato le procedure per aprire una nuova filiale ad Abu Dhabi, dove Unicredit dispone ora di un ufficio di rappresentanza, nell’ambito dell’espansione internazionale della divisione Corporate e Investment banking guidata da Gianni Franco Papa.

Fabrizio Massaro

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa