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Unicredit, soci italiani più forti Blitz di Del Vecchio al 2%

Unicredit continua ad attirare investitori, complice la quotazione bassa del titolo, ieri -0,93% a 2,55 euro, e le aspettative di un rimescolamento del sistema bancario europeo. Ieri è stato il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, a incrementare ulteriormente la sua quota superando la soglia del 2% in Piazza Cordusio. La crescita di Del Vecchio — attraverso Delfin sarl, la holding di famiglia — è stata notevole: in pochi mesi è passato dallo storico 0,5% all’1% in occasione dell’aumento di capitale di gennaio da 7,5 miliardi, all’1,4% dichiarato lo scorso aprile fino all’operazione comunicata ieri in Consob, che risale al 13 luglio. L’incremento nella banca guidata da Federico Ghizzoni è stimato in circa 200 milioni. Ambienti vicini all’imprenditore ricollegano l’investimento al tradizionale interesse di Del Vecchio per la banca come uno di due asset finanziari su cui è concentrato, accanto a Generali e in parallelo alla presenza in Foncière des Régions.
La presenza oltre il 2% di Del Vecchio indubbiamente rafforza la compagine degli azionisti italiani di Unicredit, specialmente in un momento delicato per la banca, in cui si sono fatti spazio diversi investitori stranieri, come di recente il fondo inglese a capitale russo Pamplona Capital, con il 5% (di cui il 3% attraverso un’operazione in derivati con Deutsche Bank). Nell’aumento di capitale Delfin era collocata all’interno del raggruppamento dei soci industriali italiani — Diego Della valle, Francesco Gaetano Caltagirone, Luigi Maramotti, la famiglia De Agostini — chiamati anche a puntellare il fronte storico delle Fondazioni. Se si sommano soci industriali — adesso poco sotto il 5% — e il 12% circa delle Fondazioni si arriva al 17%. I soci esteri pesano complessivamente di più, tra gli emiratini di Aabar (primo azionista al 6,5%), Blackrock (3,1%), Capital Research (2,7%), Allianz (2%) e i libici di Central Bank of Libya (3,6%) e Lybian investment authority (1,8%), ma i legami con i soci italiani sono stabili, come ha dimostrato la lista unitaria presentata in occasione del rinnovo del consiglio. Anche la governance con il board a 19 (dimagrito dai precedenti 24 amministratori) non è stata finora messa in discussione, anche se il numero uno del Lia, Mohsen Derregia, ha fatto sapere di aspirare a recuperare una rappresentanza. Del Vecchio non ha invece indicato amministratori nel board presieduto da Giuseppe Vita e non pare per il momento intenzionato a farlo. I soci privati in consiglio sono rappresentati da Alessandro Caltagirone, figlio di Francesco Gaetano, che ha rilevato in aumento di capitale l’1% di Unicredit. In banca comunque i nuovi ingressi vengono visti con favore: in poco tempo circa un miliardo di euro, tra Pamplona (750 milioni) e Del Vecchio, è stato investito in Piazza Cordusio nell’ottica di una ripresa del titolo, quantomeno nel medio termine anche in parallelo con la soluzione della crisi dell’eurozona. Proprio ieri parlando della crisi, il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, all’inaugurazione di uno stabilimento a Magenta del gruppo italiano Guala Closures (produttore di chiusure per contenitori), si è detto «molto preoccupato per il Paese» anche se molti imprenditori «mostrano coraggio» per «costruire una speranza per il futuro». Ghizzoni ha anche dichiarato di recente di temere un agosto caldo per la speculazione sull’Italia, che potrebbe passare anche per Unicredit.
Procede intanto il riassetto della rete commerciale italiana, per «garantire una migliore capacità di risposta» ai clienti «attraverso un’organizzazione più semplice, processi decisionali più rapidi e maggiore efficienza operativa». La rete sarà organizzata in 7 «Region» (Nord Ovest, Lombardia, Nord Est, Centro Nord, Centro, Sud, Sicilia) guidate da altrettanti «regional manager. Coordineranno 77 aree commerciali che avranno tutte le caratteristiche di vere e proprie banche del territorio», ha dichiarato Gabriele Piccini, country chairman Italia di Unicredit. «Nove pratiche creditizie su 10 verranno deliberate sul territorio, e lo stesso varrà per le richieste di prezzo».

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