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Unicredit, soci arabi in manovra sulla partita della governance

Comincia ad entrare nel vivo la partita del nuovo consiglio di Unicredit. Mercoledì è stato il sindaco di Verona, Flavio Tosi, grande elettore della fondazione Cariverona, primo socio italiano di Unicredit con il 3,5%, a smuovere le acque lanciando la candidatura a consigliere della banca di Paolo Biasi, 76 anni, storico presidente dell’ente scaligero: «Ha un’esperienza più che decennale nel settore bancario e quindi ha più che le carte in regola». Biasi, il cui mandato in fondazione scade a ottobre e non è rinnovabile per limiti di età, s’è schermito: «Tecnicamente non c’è nessun veto» al passaggio in banca, «l’opportunità è un’altra cosa».
Da due mesi sono al lavoro sul cantiere del rinnovo del consiglio il presidente di Unicredit, Giuseppe Vita, 79 anni, e il vicepresidente Vincenzo Calandra Buonaura, 68 anni, con il ceo Federico Ghizzoni nel ruolo di regista informale. Gli incastri da sistemare sono parecchi: c’è l’intenzione di ridurre ancora i consiglieri dagli attuali 19, forse a 17, e di adeguare la quota rosa da 4 fino a 6 donne. E vanno amalgamate le competenze dei candidati.
Il tema diventerà più stringente dopo il consiglio dell’11 febbraio sui conti, ma l’uscita di Tosi è il segno che già si parla di persone, non più solo di schemi e procedure. E in questo contesto anche i soci esteri hanno cominciato a farsi sentire. Nell’attuale consiglio il fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar, primo socio di Unicredit con il 5%, esprime il vicepresidente Luca Cordero di Montezemolo, 67 anni, e il consigliere Mohamed Ali Al Fahim, 38 anni. Ma nei contatti informali con gli altri soci gli arabi avrebbero fatto arrivare un messaggio chiaro: la presidenza deve andare a uno straniero, per rappresentare il fatto che Unicredit è sì italiana ma opera in gran parte all’estero. Il fronte italiano è invece compatto per la riconferma di Vita, nominato già tre anni fa quale figura di raccordo tra i soci italiani ed esteri: è siciliano ma ha vissuto decenni in Germania diventandone uno dei manager più affermati. Le Fondazioni (Verona, Torino, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Treviso) pesano oggi per circa il 9%, contro il 12% del 2012, mentre i fondi istituzionali come BlackRock, al 4,66%, tradizionalmente non esprimono amministratori. Ieri intanto il fondo Capital Research è sceso dal 2,7% all’1,9%.
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