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Unicredit, sì dei grandi soci all’aumento di capitale

di Fabrizio Massaro

MILANO — Unicredit ottiene in assemblea il sì dei soci all'aumento di capitale da 7,5 miliardi, necessario per portare il patrimonio al 9% richiesto dall'autorità bancaria europea (Eba) e dall'essere «banca sistemica». E soprattutto registra un importante passo avanti nel recupero dei capitali: ieri dal governo è arrivato il via libera allo scongelamento di parte dei fondi libici, pari a 375 milioni, a favore della Banca centrale di Tripoli per sottoscrivere il suo 4,99% di Piazza Cordusio. L'amministratore delegato, Federico Ghizzoni, ha confermato la disponibilità della banca centrale a versare la sua quota, mentre l'altro socio libico, il fondo sovrano Lia, al 2,59%, deciderà non appena reso noto il prezzo dell'aumento. A ogni modo, a conferma dei buoni rapporti con Tripoli, ieri all'assemblea era presente, a titolo personale, il vicepresidente (nonché ex governatore) Omar Farhat Bengdara.
Ghizzoni ha confermato anche l'orientamento a partecipare all'aumento di Allianz e di «gran parte degli azionisti di riferimento», cioè le fondazioni. «Gran parte», perché alcuni enti potrebbero partecipare solo parzialmente, visti i mal di pancia per il terzo ricorso al mercato in tre anni (per 14,5 miliardi totali). Non a caso Ghizzoni ha detto di aspettarsi «possibili modifiche nell'azionariato, nuovi soci sia pure in forma amichevole».
La scelta degli enti sarà presa in relazione al prezzo e dunque nell'imminenza del lancio dell'aumento, previsto per metà gennaio. Cariverona (4,2%) ha detto sì «ancora una volta per senso di responsabilità» e ha invitato la banca «a una severa riflessione» su «tutte le cause interne ed esterne che hanno determinato le attuali necessità», mentre la Fondazione Banco di Sicilia (0,6%) si è astenuta. A pesare sugli enti è anche, a causa dei 9,6 miliardi di perdite nei nove mesi legate alle maxi svalutazioni, l'azzeramento del dividendo per il 2011, che priva di importanti introiti le fondazioni. Ghizzoni ha promesso che la cedola tornerà dal 2012 «in maniera anche abbastanza aggressiva, circa il 40% dell'utile». Cedola che da ieri potrà anche essere concessa in azioni.
La fine dell'aumento avrà certamente riflessi sull'imminente rinnovo del board atteso in primavera, appuntamento al quale il management vuole arrivare nella maniera più coesa possibile, visto che in gioco c'è la riconferma. Ieri il presidente Dieter Rampl ha parlato dell'aumento come di un «patto d'onore, di fiducia» tra soci e manager, ringraziando «tutti gli azionisti storici, grandi e piccoli, per quanto fatto finora. Chiediamo non solo un supporto finanziario, pur necessario, ma la condivisione di un impegno che deve unirci».
 

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