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Unicredit si cambia Palenzona rinuncia alla vice presidenza

La tempistica ha sorpreso, la sostanza no. Le dimissioni di Fabrizio Palenzona da vicepresidente di Unicredit (con effetto immediato) non sono state un fulmine a ciel sereno: da tempo, anche se non proprio con comunicati stampa, l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier aveva fatto intendere che dopo la chiusura dell’aumento di capitale avrebbe messo mano alla governance. Ragionevolmente, con più rapidità rispetto al percorso indicato a metà dicembre, che prevedeva per l’assemblea dell’aprile 2018 un consiglio di amministrazione sceso a 15 membri e, soprattutto, con un solo vicepresidente al posto dei tre (ora due) attuali. Del resto, la stessa Bce – come era stato indicato nel prospetto dell’aumento – aveva criticato la governance di Unicredit. Pur restando in consiglio Palenzona (vice presidente dal ‘99) cui non manca certo la percezione politica del momento, ha giocato di anticipo (anche se sembra che lo stesso Mustier gli abbia chiesto un passo indietro). La scelta è stata fatta «per agevolare le iniziative di revisione della governance», si legge in una nota della banca. A questo punto molti ritengono che Luca Cordero di Montezemolo, l’altro vice presidente, seguirà le mosse di Palenzona, lasciando il campo all’attuale vice presidente vicario, Vincenzo Calandra.
Da qui al 20 aprile, giorno dell’assemblea Unicredit, è possibile che molti pezzi vadano al loro posto. Perché il profilo del cda si intreccia necessariamente con la nuova mappa dell’azionariato di Unicredit, ancora in via di assestamento. Per esempio, secondo alcuni rumor Caltagirone potrebbe aver seguito solo in parte l’aumento di capitale, mentre d’altro canto i grandi fondi hanno sottoscritto a piene mani. Le certezze ci saranno solo con le comunicazioni Consob un quadro più chiaro ci sarà con l’assemblea di bilancio.
Ieri, intanto, il sito della Commissione ha reso noto che al 28 febbraio la quota di Capital Research era scesa (considerando il capitale pre-aumento) dal 6,725% al 4,092% ma secondo indiscrezioni di stampa il fondo sarebbe salito oltre l’8% post aumento. E’ chiaro, comunque, che i grandi fondi esteri hanno fatto il pieno (ieri si è peraltro concluso anche formalmente il processo di aumento, con l’esercizio degli ultimi diritti inoptati) ed è a loro che Mustier guarda con il massimo interesse, come propri azionisti di riferimento. Quanto rapidamente possa cambiare l’assetto di questo cda non è al momento chiaro, ma è difficile pensare che passeranno mesi. Del resto, la rapidità con cui si muove Mustier ormai è nota. Concluso l’aumento, è arrivato il momento della governance. E forse anche di un nuovo giro di poltrone tra i top manager: ormai prossima all’uscita è Marina Natale. La ex Cfo e poi vicedirettore generale era stata messa da Mustier alla guida di sviluppo e acquisizioni. Altri dirigenti, secondo indiscrezioni, potrebbero seguire a breve dopo che un compromesso accettato in giugno, appare ormai superato.

Vittoria Puledda

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