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Unicredit, sì all’aumento

L’assemblea di Unicredit ha approvato l’aumento di capitale da 13 miliardi di euro e il conseguente raggruppamento delle azioni, ordinarie e di risparmio, nel rapporto di un’azione nuova ogni dieci possedute. L’operazione dovrà essere conclusa entro giugno, ma si lavorerà per anticipare i tempi entro il primo trimestre. È stata confermata la nomina in cda, dopo la recente cooptazione, dell’a.d.

Jean Pierre Mustier, di Sergio Balbinot e Martha Dagmar Böckenfeld, che resteranno in carica fino all’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio 2017. Era presente il 52% del capitale. A libro soci figurano 359 mila azionisti: con quote superiori al 3% Capital Research (6,7%), Aabar (5,04%) e il fondo BlackRock (4,8%).

«Chiediamo uno sforzo importantissimo», ha detto il presidente Giuseppe Vita aprendo i lavori, ricordando la discontinuità praticata con il ricambio al vertice della banca: «La scelta di Jean Pierre Mustier è stata un gradito ritorno».

Discontinuità non sufficiente, a parere di Alessandro Mazzucco, numero uno della Fondazione Cariverona, titolare del 2,2% del capitale della banca. Per il rappresentante dell’ente veronese, l’aumento «è fondato e conferisce un’immagine positiva del nuovo corso». Ma non basta, perché «quello che ci viene presentato è una smentita dell’allora cda, che è lo stesso in carica oggi», con l’auspicio «che una rivisitazione del passato induca a considerare di trarne le doverose conseguenze».

Fumata nera, invece, su uno degli argomenti più caldi del momento: la pubblicazione dei cattivi creditori delle banche. «Non forniamo informazioni sulle esposizioni dei nostri clienti», ha tagliato corto il direttore generale Gianni Papa. All’orizzonte non vi è nessuna azione di responsabilità nei confronti del board: «L’andamento non positivo del titolo e quello non soddisfacente della società non corrispondono al comportamento non consono dal parte del cda. Inoltre non sono mai state sollevate obiezioni sull’operato del management aziendale, né dal regolatore né da parte degli organi di controllo».

Per quanto riguarda la polpa del rafforzamento patrimoniale, uno dei pilastri del piano industriale 2016-2019, Mustier ha confermato gli impatti negativi, nel quarto trimestre 2016, dovuti a oneri non ricorrenti per 12,2 miliardi di euro, correlati agli obiettivi. Gran parte degli oneri non ricorrenti è imputabile alle rettifiche nette su crediti (8,1 mld). Altre voci di peso riguardano svalutazioni dell’attivo per 1,4 miliardi e costi di ristrutturazione per 1,7 mld, al netto degli effetti fiscali, con 6.500 esuberi da smaltire entro fine piano.

La maxi ricapitalizzazione non è una passeggiata, ha concluso l’a.d. di Unicredit. Tuttavia «abbiamo un feedback positivo: nelle prossime tre settimane incontreremo numerosi investitori in molti paesi. Siamo fiduciosi, ma dobbiamo lavorare sodo».

In borsa Unicredit ha ceduto l’1,75% a 2,58 euro.

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