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Unicredit: sì alla Bce, niente dividendi. Ubs li pagherà

Le banche si adattano alla richiesta della Bce di bloccare la distribuzione dei dividendi e di non ripresentare la proposta ai soci prima di ottobre 2020. Una richiesta che — secondo i calcoli della Bce, che ha chiesto lo stesso anche sulle cedole 2020 — lascerà nelle banche dell’eurozona 30 miliardi di euro che potranno mobilitare prestiti per 450 miliardi e sostenere le perdite delle imprese a causa del Coronavirus. Equita stima per le banche italiane un risparmio di 12 miliardi nel 2020-2021, con cui assorbire 30 miliardi di npl. Inevitabili le perdite in Borsa per i titoli bancari.

La prima adesione in Italia alla raccomandazione della Vigilanza Unica guidata da Andrea Enria e della Banca d’Italia è stata di Unicredit (1,4 miliardi tra cedola e buyback). Mediolanum e Banca Generali hanno rinviato «responsabilmente» la delibera ma avendo pochi crediti puntano a riattivare i dividendi appena possibile. Cedola confermata ad Azimut e Poste. Oggi decidono Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Ubi, poi tocca a Bper e il 9 aprile al Credem. L’Ivass ha raccomandato «massima prudenza» alle compagnie assicurative: Cattolica ha detto stop, Unipol e Generali per ora vanno avanti.

In Europa la prima banca a bloccare il dividendo è stata la spagnola Santander, seguita dalle olandesi Abn Amro e Ing, dalla belga Kbc, dalla tedesca Commerzbank e da Bank of Ireland. Li pagherà invece Ubs., nonostante la raccomandazione dell’Authority svizzera. Tra le imprese, hanno già comunicato la scelta di sospendere le cedole Tod’s, Brembo, Avio, Immsi, Fila.

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