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Unicredit, sfida sul consiglio leggero

di Fabrizio Massaro

MILANO — Entra oggi nel vivo la maratona di incontri che dovrà definire il nuovo consiglio di amministrazione di Unicredit, mentre il titolo continua la corsa arrivando ieri a 4,38 euro, +4,69%. Una cosa è certa: tutti hanno le proprie idee ma non c'è ancora un soggetto che tiri le fila. «Siamo appena all'inizio della discussione», è il refrain che si raccoglie presso diversi azionisti e fonti vicine al gruppo. Ma proprio per questo motivo assume ancora più rilevanza l'incontro di oggi a Milano del comitato governance, composto dal presidente Dieter Rampl, dall'amministratore delegato, Federico Ghizzoni, dai vicepresidenti Vincenzo Calandra Bonaura, Luigi Castelletti e Fabrizio Palenzona e dai consiglieri Francesco Giacomin e Luigi Maramotti, dopo un primo incontro informale avuto da Rampl con le fondazioni maggiori (Crt, Cariverona, Carimonte) e Allianz, socio storico al 2%, due settimane fa. Domani invece Ghizzoni volerà in Germania per un incontro con i principali clienti tedeschi.
Le discussioni si animeranno verosimilmente dopo l'approvazione dei conti 2011, attesi in forte perdita per le maxisvalutazioni da 8,7 miliardi, al board previsto per il 28 febbraio. Entro metà aprile dovranno essere predisposte le liste in vista dell'assemblea, che potrebbe tenersi l'11 maggio. Assogestioni, se deciderà di presentare una lista, dovrebbe confermare Lucrezia Reichlin, mentre l'altro indipendente, il tedesco Theo Waigel, non si ricandiderebbe. Molto dipenderà anche dal numero complessivo dei consiglieri del board, e se esso prevederà uno o due posti per le minoranze. Altra candidatura certa è quella di Allianz, con la top manager Helga Jung che prenderà il posto di Enrico Tommaso Cucchiani, passato a guidare Intesa Sanpaolo. Due donne, dunque, che garantiscono già una buona fetta delle quote-rosa nel board, altro tema in discussione.
Rampl ha già fatto sapere di preferire un consiglio leggero, ridotto a 15 consiglieri. Ghizzoni non si è sbilanciato: «Il board è composto da 23-24 consiglieri, oggi sono venti», ha detto di recente, «vedremo se è il caso di confermare un numero più o meno ampio di consiglieri».
La scelta del numero di consiglieri — a cominciare dal presidente, che dovrebbe essere ancora Rampl sempre che non venga fuori qualche candidatura nuova — dovrà tenere conto di due esigenze: da un lato l'efficienza del board; dall'altro la rappresentatitivà. L'azionariato di Unicredit è parecchio frazionato: il fondo di Abu Dhabi, Aabar, potrebbe diventare il primo socio con il 6,5% (obiettivo dichiarato dagli arabi), a fianco dei libici, diluitisi sopra il 4%. I fondi Usa Capital Research e Blackrock pesano insieme per oltre l'8%. Allianz è al 2%. Le Fondazioni hanno complessivamente il 12% circa mentre il fronte dei soci privati conta per il 4-5% dopo gli innesti di Francesco Gaetano Caltagirone e Diego Della Valle e la crescita di Leonardo Del Vecchio, tutti attorno all'1%, se si considera anche l'azionista storico Maramotti. Nei prossimi giorni peraltro si vedranno eventuali novità dall'aggiornamento delle partecipazioni oltre il 2% in seguito all'aumento di capitale da 7,5 miliardi che ha fatto il tutto esaurito. È anche possibile — come ha detto giorni fa il presidente della Fondazione Bds, Giovanni Puglisi — che emerga qualche fondo sovrano.
C'è poi da affrontare il nodo dell'incompatibilità delle cariche in banche e assicurazioni introdotto dal governo Monti (art. 36 del decreto Salva Italia): l'interpretazione è allo studio dell'Abi, che ha anche chiesto un parere pro-veritate a uno studio legale. In ballo ci sono i posti di Rampl e Palenzona in Mediobanca, e di Maramotti in Credem (Pesenti ha lasciato Piazza Cordusio «optando» per Piazzetta Cuccia). La riunione di oggi servirà anche per impostare il lavoro per rispondere alla Banca d'Italia, che lo scorso 11 gennaio ha richiamato gli istituti a «porre specifica attenzione» all'autovalutazione della funzionalità degli organi di vertice, chiedendo entro il 31 marzo un documento con «i principali risultati emersi e le azioni intraprese per rimediare ai punti di debolezza identificati».
 

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