Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit-Santander, polo da 400 miliardi

Un polo da 400 miliardi di masse in gestione sotto il cappello della nuova Pioneer investmens. Sede a Londra più hub a Milano, Madrid e Boston, con oltre 2.800 persone inclusi 570 gestori. Un valore aggregato di 5,3 miliardi e un posto tra i primi dieci investitori globali con la testa in Europa. Dopo sei mesi di negoziato, è stato firmato ieri l’accordo tra Unicredit e Santander per integrare le rispettive piattaforme in un progetto con forte contenuto industriale. «Un’operazione strategica, certo non difensiva», aveva commentato pochi giorni fa Federico Ghizzoni, il ceo della banca italiana, artefice dell’alleanza con l’istituto spagnolo che è stata negoziata in prima linea dal direttore finanziario Marina Natale. 
La cabina di regia sarà la nuova holding Pioneer, sede nella City e controllata con il 50% a testa da Unicredit e dai fondi Warburg Pincus e General Atlantic, già soci nelle attività di gestione del colosso iberico guidato da Ana Patricia Botin. Sotto ci saranno due società, Pioneer Usa al 100% e una seconda gamba posseduta al 66,7% con tutte le attività di Pioneer e Santander asset management fuori dagli Stati Uniti. Qui gli spagnoli avranno il 33,4%. Una struttura complessa, congeniata per tenere fuori — almeno in questa fase — la Pioneer di Boston dall’associazione con il Santander, le cui attività Usa sono sotto la vigilanza speciale della Fed per carenze nelle procedure interne.
Juan Alcazar, oggi a capo dell’asset manager spagnolo, sarà il global ceo mentre Giordano Lombardo il vice-ceo e chief investment. Pioneer apporta 225 miliardi di masse gestite ed è stata valutata 2,75 miliardi, contro i 2,6 di Santander asset management. Unicredit riceverà anche un conguaglio cash — 1,1 miliardi secondo indiscrezioni — e avrà un beneficio di 25 punti base sul patrimonio Cet 1. Si punta a firmare il contratto entro l’estate, poi partirà l’iter autorizzativo in 30 Paesi. Morgan Stanley e Merrill Lynch sono stati advisor degli italiani e Ubs degli spagnoli.
La nuova Pioneer ha spazio per crescere grazie alle economie di scala, fattore chiave nel risparmio gestito, e alla distribuzione globale. In futuro — non prima di due anni — potrebbe essere quotata su una piazza da definire, con l’uscita dei due fondi di private equity.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa