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UniCredit, sale l’ipotesi Orcel Su Mps il peso delle moratorie

Le discussioni nel board di UniCredit per l’individuazione del successore di Jean Pierre Mustier si starebbero concentrando pian piano su tre nomi, anche se non risultano ancora short list formali né riunioni di consiglio o di comitati fissati a breve. L’orizzonte temporale è sempre quello del 10 febbraio, data di un consiglio già fissato per il bilancio. Ma la partita potrebbe decidersi anche prima.

I nomi sono quelli già circolati fin dalla prima ora, ovvero Andrea Orcel, Fabio Gallia e Flavio Valeri. Tutti e tre hanno sostenitori e punti di forza da far valere di fronte a consiglieri e azionisti. E rappresenterebbero tre diverse anime della banca. Ma non si riesce ancora a trovare una quadra. Anzi la situazione viene rappresentata ancora come fluida, tanto che nel weekend era circolata anche l’ipotesi di una lista alternativa a quella del board, cui avrebbero pensato i soci italiani Cariverona (all’1,76%), Cr Torino (1,5%) e Delfin di Leonardo Del Vecchio (1,9%). Tuttavia fonti vicine alla fondazione veronese hanno allontanato l’ipotesi ribadendo la fiducia verso il lavoro degli organi di UniCredit per una scelta «coerente con la tutela dello sviluppo della banca e degli interessi di tutti gli azionisti». Andrea Orcel, già a capo di Ubs e in precedenza numero uno dell’investment banking di UniCredit, ha un profilo simile a quello di Jean Pierre Mustier: secondo alcuni osservatori, potrebbe continuare nella strategia di operazioni straordinarie che il ceo uscente ha privilegiato. Orcel sarebbe ben visto tra l’altro da Cariverona, di cui è stato advisor. Ma secondo altri avrebbe difficoltà a fare la fusione con Mps, avendo orchestrato, da top banker di Merrill Lynch, l’esiziale vendita di Antonveneta ai senesi. L’altro profilo ben piazzato è quello di Fabio Gallia, ex ceo di Cdp e prima ancora di Bnp Paribas in Italia e ora direttore generale di Fincantieri: la sua forza starebbe nell’avere un profilo istituzionale italiano che potrebbe consentire più agevolmente l’operazione Mps. Il terzo nome dell‘informale short list è Flavio Valeri, ex ceo di Deutsche Bank Italia, su cui fa leva la componente tedesca di UniCredit e che punterebbe a un rilancio dell’attività commerciale dell’istituto, che ha già registrato perdite per 1,6 miliardi nei nove mesi anche a causa delle svalutazioni sui crediti per il Covid, prima di procedere a un’operazione su Mps.

La spinta del governo per chiudere il dossier Siena con un’operazione straordinaria comunque resta, anche perché la situazione dell’istituto è complessa. Il piano stand-alone predisposto dal ceo Guido Bastianini non ha ancora l’approvazione di Bce e della DgComp. E comunque servono 2-2,5 miliardi di capitale: il 28 gennaio la banca svelerà come li recupererà e quanto metterà il Tesoro, che ha il 64% di Mps. Ma è il futuro di Siena che preoccupa. Nel piano Bastianini gli npl salgono dal 4,2% attuali al 7,3% nel 2023 in uno scenario di Pil in ripresa: +5,3% nel 2021, mentre Bankitalia stima più prudentemente a +3,5%. La paura sono le moratorie concesse dalla banca: 15 miliardi, pari al 24% del bilancio di Mps, non proporzionata alla quota di mercato italiano di Mps pari al 7%. Se anche in parte si trasformassero in npl, Siena verrebbe ulteriormente zavorrata, anche se i clienti hanno comunque un buon rating. E ci sono anche gli npl di UniCredit da considerare: per questo tra gli elementi della dote che il Tesoro sta predisponendo ci sarebbe anche un acquisto di npl da parte di Amco, società pubblica di gestione dei crediti deteriorati.

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