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UniCredit, sale il capitale Oggi le offerte per Pioneer

A un mese dalla presentazione, inizia a prendere forma il nuovo piano industriale di UniCredit targato Jean-Pierre Mustier. Ce n’è traccia evidente nella trimestrale approvata ieri dal board, durante una riunione nella quale – in attesa delle offerte vincolanti per Pioneer, con il termine slittato alla giornata di oggi – si è fatto il punto su numeri e sostanza della «revisione strategica» preannunciata a luglio. Che ora, si diceva, è in fase di messa a punto: tornerà sul tavolo del consiglio lunedì 12 dicembre, giusto in tempo per presentarla l’indomani al mercato. L’impatto sul gruppo sarà notevole. Quanto al modello di business, alla governance, alla ricapitalizzazione: ieri, presentando i conti del trimestre (apprezzati dalla Borsa, +2,87%) insieme al cfo Mirko Bianchi, Mustier ha rinviato a dicembre tutte le domande degli analisti relative al piano, ma da quanto emerge da diverse fonti il nuovo ceo sta predisponendo una manovra imponente – anche se quelle ufficiali continuano a non commentare – tra aumento, cessioni e importanti accantonamenti Npl. Dai primi colloqui con la Vigilanza, sia a Francoforte sia a Roma, dai contatti con i soci e dalle prime attività informali di pre-marketing sembra emergere la volontà di una netta cesura con il passato, per la quale servirà un’adeguata iniezione di capitale.

I 10 miliardi di cui si ragiona da settimane sul mercato sarebbero nella parte bassa della forchetta, e comunque la cifra definitiva verrà stabilita a dicembre, a valle della possibile conversione dei bond (l’opzione è gradita al mercato ma molto meno agli attuali soci, visto l’effetto diluitivo) e delle cessioni.
Il dossier Pioneer
Settimana prossima potrebbe maturare il dossier Pekao, mentre di qui al 12 si deciderà la sorte di Pioneer: come accennato, alla fine il termine per la presentazione delle offerte vincolanti è stato spostato da ieri alla giornata di oggi. Stando ai rumors di mercato, si attendono almeno quattro pretendenti: la cordata Poste-Anima-Cdp (che poco prima della mezzanotte ha confermato la propria offerta), i francesi di Amundi, gli australiani di Macquarie e Ameriprise Financial, attraverso la controllata Threadneedle asset management;?più fredda Aberdeen, che però non eslcuderebbe un rientro in sinergia con la cordata italiana, visto che gli scozzesi sono per lo più interessati agli asset esteri. La valorizzazione di Pioneer sarebbe vicina ai 3 miliardi, ma oltre al corrispettivo cash c’è anche da definire modalità e valori del contratto di distribuzione, che per Mustier rappresenta un elemento tutt’altro che irrilevante. Ieri, come detto, il cda non è entrato ne l merito (le offerte d’altronde non erano ancora pervenute) e dopo qualche settimana di trattativa in esclusiva è probabile che si arrivi alla prima firma a ridosso del 13 dicembre.

L’impatto del piano
E dunque in occasione del piano. Di cui un dato è certo:?ci sarà un capitolo dedicato alla governance («Agisco in piena autonomia, non ho pressioni di alcun tipo», ha assicurato Mustier) mentre sui numeri l’impatto sarà tale da ribaltare i risultati approvati ieri. Si è detto in consiglio, e il messaggio è stato inserito nero su bianco nel comunicato di ieri, dove in una piccola nota la banca specifica che «per un corretto apprezzamento dei dati trimestrali si ricorda che è in corso di predisposizione il nuovo piano industriale», di cui azioni e scelte «potranno influenzare anche significativamente le risultanze del quarto trimestre dell’esercizio in corso con riferimento alla valutazione di tali asset e/o agli effetti derivanti da possibili operazioni di mercato riguardanti le partecipazioni e il portafoglio crediti». In pratica:?i numeri al 31 dicembre saranno molto diversi da quelli presentati ieri, e ogni opzione sarà possibile sul fronte delle cessioni, sia degli Npl – dove Mustier ha ribadito la scelta di un «approccio più proattivo», ricorrendo anche alle Gacs – sia delle partecipazioni:?«Guardiamo qualunque opportunità per qualsiasi cosa», ha scandito perentorio il ceo. Anche perché sul tema delle partecipazioni l’attenzione della Vigilanza è altissima.

Il capitale e i conti
Il capitale resta una delle priorità, e in attesa della grande manovra la politica dei piccoli passi ha portato il Cet1 fully loaded al 10,82%, 49 punti base più in su di fine giugno. Il merito è delle cessioni del 10% di Fineco e Pekao realizzate in luglio (+20 punti)?ma anche a una corposa riduzione degli Rwa, gli attivi ponderati per il rischio, che ha contribuito per altri 23 punti base;?considerato il contributo della nuova cessione di quote Fineco e dei sistemi di pagamento a Sia, del closing sull’Ucraina e degli utili del terzo trimestre, che in totale fanno altri 41 punti base virtualmente in pancia, la cura-Mustier finora è valsa quasi un punto ai fini del patrimonio di vigilanza. Più capitale, dunque, ma meno utile: è di 447 milioni nel trimestre (-11,8% sul 2015, leggermente inferiore alle attese degli analisti) ma di 1,76 miliardi nei nove mesi, in crescita del 14,7%. Per quanto riguarda i ricavi (+2,3%), nel trimestre si è rivelata determinante la componente del trading. I?ricavi da negoziazione, «essenzialmente sostenuti dalle attività richieste dalla clientela e dagli utili realizzati», hanno toccato i 510 milioni, il doppio del 2015;?in questo contesto ha contribuito in misura determinante il Corporate investment banking, con un utile da negoziazione pari a 371 milioni nel trimestre, oltre l’80% degli utili di gruppo. Sempre a livello di gruppo, nel trimestre scendono sia il margine d’interesse (-2,6% a 2,85 miliardi) sia le commissioni (-2,3% a 1,85 miliardi), ma ancora più marcata è la flessione dei costi: 3,2 miliardi nel trimestre, il 4,6% in meno dello stesso periodo 2015, grazie anche a una riduzione anno su anno di 3.859 dipendenti e 463 filiali. I crediti deteriorati netti scendono a 36,4 miliardi (-8% sul 2015), con una copertura del 52,6%, le sofferenze nette sono stabili a 19,6 miliardi di euro con una copertura del 61,9%.

Marco Ferrando

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