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UniCredit, rumors su Commerz e il titolo cade

Un’integrazione con il Santander, magari con la cugina Deutsche, addirittura con Intesa San Paolo, come si era ipotizzato dieci anni fa. Da tempo si sfoglia la margherita dei possibili partner di Commerzbank, e da ieri c’è anche UniCredit: secondo quanto riportato da Reuters, che citava due fonti a conoscenza della vicenda, nei mesi scorsi da Piazza Gae Aulenti sarebbero stati espressi segnali di interesse al Governo di Berlino.
Che è tuttora primo azionista con il 15% della banca, che «non ha intenzione di restare socio in eterno», come aveva ripetuto proprio ieri mattina un portavoce del ministero dell’Economia e dunque ha tutto l’interesse a trovare in tempi rapidi un approdo più sicuro di Cerberus, entrato a sorpresa in tempi recenti come secondo socio. In realtà, stando alle stesse indiscrezioni di Reuters, i colloqui tra gli emissari della banca e il governo avrebbero ipotizzato un’eventuale operazione sul medio periodo, nell’orizzonte dei 2-3 anni e comunque al completamento del piano Transform 2019 appena lanciato dal ceo Jean Pierre Mustier. Condizioni che rendono lo scenario non impossibile, ma lo spostano così avanti nel tempo da moltiplicare le incognite, soprattutto in un settore così fluido come quello bancario; certo un eventuale rafforzamento in direzione della Germania, dove UniCredit già possiede Hvb, sposterebbe il baricentro del gruppo sia dal punto di vista del business che di quello del controllo, visto che già oggi la componente tedesca – pur piccola – è una di quelle che si stanno mostrando più resilienti nell’azionariato di UniCredit.
Ieri da Piazza Gae Aulenti non c’è stato alcun commento, ma si sono limitati a ricordare che il piano triennale presentato l’anno scorso si basa sulla crescita interna. Il mercato, dove le voci sono giunte in chiusura di seduta, ha reagito come da copione, con il titolo Commerzbank su del 2,4% e UniCredit giù del 2,2%: un movimento, quello di ieri, che ha ridotto comunque di poco la distanza che separa i due gruppi sul fronte della capitalizzazione, dove Piazza Gae Aulenti con i suoi 39 miliardi vale circa tre volte la banca tedesca. Per la cronaca, il titolo Commerz ieri ha chiuso a 10,8 euro, ben lontano dai 18 euro a cui deve vendere Berlino per non mettere a bilancio una minusvalenza sull’intervento di salvataggio effettuato negli anni scorsi.
Dunque la strada, se c’è, è lunga e costellata di ostacoli. Difficile che oggi pomeriggio se ne faccia più di un cenno nel cda di UniCredit, che – come anticipato ieri da Il Sole 24 Ore – esaminerà la bozza di riforma dello statuto. La volontà più volte ribadita da Mustier è quella di allineare la governance del gruppo a quella delle grandi banche europee, e in quest’ottica c’è l’ipotesi di assegnare al board uscente il compito di raccogliere le istanze dei soci, grandi e piccoli, e di sintetizzarle in una lista che sia espressione di tutti superando il concetto stesso di maggioranza e minoranza. Oltre a un limite al numero di mandati, tra gli altri punti della bozza predisposta dal comitato Governance il 12 settembre, anche la riforma dell’articolo 5 dello Statuto là dove prevede il tetto del 5% all’esercizio del diritto di voto, eredità di una stagione ormai passata in cui gli azionisti pesanti erano poco benvenuti visti i delicati equilibri di controllo che reggevano la banca; in agenda anche «la valorizzazione del ruolo degli indipendenti», come aveva anticipato sempre Mustier a inizio agosto. Un tema chiave per coagulare il supporto dei fondi sulla lista del consiglio, ma anche per decidere chi potrà sedere o restare nel board ridotto a 15 componenti: la partita è appena iniziata, riguarda in primis il prossimo presidente (c’è un mandato a Egon Zehnder per mettere a fuoco il profilo e individuarne il nome), poi le new entry (incarico a Spencer Stuart) e chi verrà confermato.
Se approvato, il nuovo statuto oggi verrà inviato in Bce, che ha 90 giorni di tempo per dare il proprio assenso: i tempi sono strettissimi ma ci sarebbe ancora spazio per un’assemblea straordinaria entro la fine dell’anno, in modo da dare al mercato il tempo di capire la riforma e muoversi di conseguenza in vista del rinnovo del board all’assemblea straordinaria di aprile. Intanto, è già in calendario un nuovo Capital Markets Day a Londra il 12 dicembre per fare il punto sul piano triennale presentato proprio lo scorso anno.

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