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Unicredit, rosso per 11,8 miliardi La Bce: intervenire sulle sofferenze

Maxi perdita da 11,8 miliardi nel 2016; maxi-aumento di capitale da 13 miliardi in partenza lunedì; piano strategico per ridurre «l’elevato livello di crediti deteriorati» da presentare in Bce entro febbraio, come richiesto ad altre banche europee. Si muove tra questi tre punti fermi Unicredit in vista della ricapitalizzazione per la quale ieri è stato presentato il documento di registrazione: una radiografia di 1.049 pagine che rappresenta il quadro aggiornato dei punti di forza e delle criticità della banca guidata da Jean Pierre Mustier.

Pesano soprattutto le maggiori coperture sui crediti deteriorati, in vista della cessione di 17 miliardi di npl con i progetti «Fino» e «Porto»: senza le poste non ricorrenti, «il risultato economico netto sarebbe stato positivo», spiega la banca in una nota. Per Unicredit è la terza maxi perdita dopo i 9,2 miliardi del 2011 — anche quella volta in preparazione di un aumento da 7,5 miliardi — e i 14 miliardi del 2013, entrambe collegate a maxi-svalutazioni.

Il consiglio dell’istituto di Piazza Aulenti si è riunito ieri per approvare i conti preliminari 2016, sui quali hanno pesato 13,2 miliardi di svalutazioni, uno in più di quanto annunciato lo scorso 13 dicembre, per coprire la perdita di valore «anche significativa» del Fondo Atlante, alcune tasse differite (Dta) e i contributi al Fondo di risoluzione. Il board dovrebbe tornare a riunirsi domani per approvare prezzo e condizioni dell’aumento, che si fonda su una pre-garanzia di Morgan Stanley, Ubs, Bofa Merrill Lynch, Jp Morgan, Mediobanca (global coordinator), Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs e Hsbc.

L’aumento dovrebbe partire lunedì 6 (o alternativamente il 13 febbraio). In ogni caso l’operazione va chiusa entro il 10 marzo, come indicato dalla banca. Se l’aumento non andrà in porto (o avrà successo solo parzialmente), c’è il rischio, evidenziato nel prospetto, che la banca si trovi a corto di patrimonio tanto da mettere a rischio la stessa continuità aziendale: ma è proprio per questo che l’istituto ha varato un mese fa il piano triennale che prevede al 2019 un patrimonio (cet1) al 12,5%, target confermato ieri dalla banca. È anche sottolineato che per lo «sfasamento temporale» tra le svalutazioni e l’incasso dell’aumento si verificherà la discesa dei requisiti patrimoniali dal minimo fissato dalla Bce del 10% (livello Srep) a circa l’8%.

Il mercato ha venduto ieri il titolo Unicredit, in linea con le altre banche, in attesa del piano: -5,45% a 26,20 euro. Ma l’azione gode ancora del rimbalzo del 16% registrato alla presentazione del piano. Si stima che lo sconto ai soci per sottoscrivere sarà circa il 40%.

Dalle carte emerge che la Bce ha evidenziato «il persistere di un livello di profittabilità debole». Tra le «aree di debolezza» rientrano «la composizione e il funzionamento» del board, anche se in una cornice di governance «adeguata». Unicredit evidenzia che «sussiste il rischio che le azioni del piano strategico non siano in grado di fronteggiare adeguatamente i profili di debolezza» evidenziati da Bce». Ci sono inoltre quattro ispezioni in corso: due concluse, su npl e il calcolo del patrimonio, e due sui rischi di tasso e la governance all’estero .

Fabrizio Massaro

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