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UniCredit ritrova l’utile, balza il trading Mustier: «Soddisfazioni extra ai soci»

L’utile target al 2021, compreso tra i 3 e 3,5 miliardi, è confermato, nonostante la pandemia. E per gli azionisti ci potrebbero essere soddisfazioni «aggiuntive» rispetto alla prevista distribuzione del 50% dell’utile netto.

UniCredit prova a rassicurare gli investitori ed esclude possibili cambi di rotta in termini di redditività legati al Covid-19. Ma ciò non basta a tranquillizzare un mercato che sembra così non apprezzare (-3,9% il titolo, a quota 7,7 euro) una trimestrale in cui piazza Gae Aulenti registra un calo dei profitti più contenuto delle attese.

Le stime degli utili da parte degli analisti per il 2021 del resto si fermano a 2 miliardi circa. Per la banca guidata da Jean Pierre Mustier ci sarà dunque da spiegare forse meglio nei prossimi mesi come sarà raggiungibile un obiettivo come quello confermato ieri, anche alla luce dello scenario attuale e dei risultati che nel frattempo sono stati realizzati. Dopo una perdita monstre di 2,7 miliardi, nel secondo trimestre dell’anno UniCredit ha registrato un utile netto contabile di 420 milioni: un dato in flessione del 77,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, anche se superiore ai 347 milioni attesi dal consensus. Inoltre, la banca si attende che nella seconda parte dell’anno i profitti siano della «stessa magnitudine» della prima parte, quando ha messo a segno nel complesso 368 milioni di euro di utili netti sottostanti.

L’andamento del trimestre migliore delle attese, in particolare, va ascritto alla buona capacità di controllare i costi e alla performance positiva delle divisioni commerciali (tutte tornate alla redditività, se si fa eccezione per il braccio austriaco del gruppo) nell’ultima parte del secondo trimestre. Il lockdown, va detto, si è fatto sentire in maniera significativa sui ricavi, scesi a 4,2 miliardi, in calo del 4,8% rispetto al primo trimestre e del 7,7% rispetto all’anno prima. Giù il margine di interesse (a 2,4 miliardi, in calo del 4% per cento su marzo) ma soprattutto le commissioni, arretrate dell’11,8% a 1,4 miliardi. In calo i ricavi da dividendi per le riduzioni di partecipazioni in Mediobanca e Yapi Kredi, rimangono tre note positive: quella dei ricavi da attività di negoziazione, anzitutto, che balzano del 105,9%, a 357 milioni, grazie a una maggiore attività nei certificati, nel fixed income e alla performance della tesoreria; i costi operativi, diminuiti del 2% sul trimestre; la solidità patrimoniale, come dimostra un Cet 1 ratio che sale al 13,85% dal 13,44%.

Di certo l’istituto adotta la massima prudenza sul fronte del credito. Agli 1,2 miliardi di rettifiche del primo trimestre si aggiungono altri 937 milioni di svalutazioni nel secondo. Il tutto mentre prosegue la pulizia degli attivi: il rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale crediti è in miglioramento al 4,8 per cento, mentre in prospettiva lo smaltimento del portafoglio non Core è confermato per il 2021 con le cessioni per 900 milioni durante il secondo trimestre. Il costo del rischio di credito, invece, nel primo semestre si è attestato a 91 punti base e quello per tutto il 2020 è confermato a quota 100-120 punti base.

Resta da capire quale sarà la strategia del gruppo nei prossimi mesi. Sotto il profilo della crescita, Mustier ancora una volta ha ribadito il messaggio che da tempo diffonde sul mercato: niente M&A. «Il nostro piano è basato su assunzioni organiche», ha tagliato corto. Il manager non vede il bisogno di rafforzare la propria quota di mercato in Italia attraverso fusioni. Eventuali aggregazioni, è il ragionamento, rischiano di portare sportelli e crediti deteriorati, ovvero due cose «che stiamo tentando di ridurre». Si vedrà invece se a breve ci saranno novità sulla creazione di una sub-holding in cui concentrare le attività italiane. Sul tema Mustier non si sbottona.

Ciò che è chiaro è che UniCredit preferisce focalizzarsi sul riacquisto di azioni proprie per risollevare il valore del titolo. E intende «solo focalizzarsi sul proprio business» e beneficiare del “terremoto” generato dal Covid-19 per catturare un target di clientela con un livello di rischio «molto buono», spiega il manager agli analisti. Secondo il manager francese, serve essere «estremamente disciplinati sul fronte del rischio» in un mercato in cui le perdite su crediti sono destinate a crescere, soprattutto una volta che la moratoria del Governo sarà conclusa.

E rispetto alla nascita del nuovo colosso Intesa-Ubi, tema su cui UniCredit aveva espresso tutti i suoi timori presso l’Antitrust temendo rischi per la concorrenza, Mustier dice: «L’Italia ha bisogno di avere banche forti. L’Antitrust ha chiesto il nostro parere e noi abbiamo detto che forse sarebbe stato meglio avere tre banche forti piuttosto che due».

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