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Unicredit, ritorno alle imprese E si rivedono gli utili e il dividendo

Domani Intesa Sanpaolo, venerdì Unicredit. Per le big bank italiane è il momento dei conti, la settimana di verifica finale su un anno, il 2012, che non ha segnato la fine della crisi e che, anzi, ripropone il tema delle sofferenze come elemento chiave per interpretare il futuro. Le prime otto banche italiane hanno sfiorato, al settembre scorso, i 200 miliardi di crediti di difficile esigibilità. Sul solo territorio italiano i crediti deteriorati lordi di Unicredit ammontano a 54,9 miliardi, quelli di Intesa a 47,5 miliardi, che diventano 28,3 miliardi per Mps e 10,3 miliardi per Ubi, con una crescita sistemica del 17,5 per cento, secondo la Banca d’Italia. Rappresentano — questi dati allarmanti davanti ai quali il nuovo governo dovrebbe porsi per individuare una possibile ipotesi di soluzione — il termometro delle difficoltà dell’Italia Spa: le aziende che non investono, che non pagano, che chiudono. Le banche, che delle imprese rappresentano troppo spesso l’unica interfaccia finanziaria, non possono fare a meno di risentire di queste diffuse e prolungate difficoltà.
Massima cautela
Nessuna illusione, dunque, sulle presentazioni dei prossimi bilanci. A settembre si erano registrati i benefici del trading su titoli, ma l’attività bancaria caratteristica, debole allora, non si è rafforzata in questi ultimi mesi. Intesa Sanpaolo inizia il tour de force che la porterà il 22 aprile al rinnovo dei consigli. Unicredit, che al rinnovo dei mandati ha provveduto un anno fa, sembra avere davanti un percorso meno denso di incognite.
In Piazza Cordusio è in atto la trasformazione della banca secondo la visione del ceo Federico Ghizzoni: razionalizzazione della presenza, riorganizzazione e semplificazione del lavoro, attenzione ai territori e alla clientela, anche attraverso una maggiore spinta da parte del Corporate and investment banking (Cib).
Proprio nel settore guidato da Jean Pierre Mustier, Unicredit ha scalato le posizioni nelle classifiche europee, risultando nell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), primo come bookrunner nel corporate loans in euro, secondo negli All bonds in euro e terzo negli All bonds in tutte le valute.
Quanto alla razionalizzazione, Unicredit ha recentemente provveduto a cedere il 9,1 per cento circa di Bank Pekao, la sua controllata polacca, mantenendo il 51 per cento del capitale ma ricavando dall’alienazione della quota una plusvalenza di circa 151 milioni di euro, che alleggeriscono i conti senza limitare l’operatività su uno dei mercati più redditizi.
Forti nell’Est
Il blocco delle controllate nell’Europa centrale e dell’Est (Cee), con l’esclusione della presenza in Kazakistan, verrà mantenuto ed è lì che Unicredit matura una parte molto significativa del proprio business. Tanto che in Ucraina fonderà Ukrsotsbank con Unicredit Bank Ucraine.
Il piano di Ghizzoni procede, anche se molto resta da fare e il contesto macro non aiuta l’ottimismo. Ma Piazza Cordusio è lontanissima dalla banca che era solamente un anno fa, quando si trovava alle prese con l’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro, più o meno 15 mila miliardi di lire…
Da quella operazione Unicredit ha ricavato solidità patrimoniale secondo i più severi parametri europei. Ha poi aumentato la liquidità disponibile e avviato il piano di razionalizzazioni, la più significativa delle quali riguarda il quartier generale nella Tower di Milano, che consentirà di ridurre il numero delle sedi nel capoluogo lombardo da 26 a 5, con un risparmio di circa 25 milioni di euro l’anno, su un totale di risparmi, attesi a livello di gruppo, stimati in 150 milioni di euro all’anno.
Attese
Ma i numeri? Gli analisti (vedi anche altro articolo a fianco, nda), si mostrano solo moderatamente ottimisti sull’andamento del gruppo italiano. Il cosiddetto consensus — ovvero la media delle stime risultante dall’analisi di 25 esperti di diverse case finanziarie — prevede un utile netto consolidato nell’anno a 1,244 miliardi di euro, ma con un ultimo trimestre in perdita per 173 milioni. Sempre negli ultimi tre mesi del 2012, secondo questa media di previsioni, Unicredit dovrebbe chiudere con ricavi a quota 6 miliardi, costi operativi per 3,7 miliardi e un risultato operativo lordo di 2,3 miliardi, con profitti operativi netti a 132 milioni (3,165 miliardi nell’anno).
Morgan Stanley ha firmato uno dei report più positivi su Piazza Cordusio (redatto da Francesca Tondi il 22 gennaio scorso), nel quale si fissa un target price a 5,50 euro, quando all’epoca l’azione valeva 4,50 euro e oggi inizia la settimana partendo sotto quota 4 euro. Nel suo report Morgan Stanley non manca di evidenziare come una delle chiavi per la svolta in positivo di Unicredit sarà il recupero dell’economia italiana, che dovrebbe permettere al titolo di Piazza Cordusio di recuperare fino al 27 per cento, che è il gap che lo separa dalla media dei migliori tra gli altri operatori, presenti sui principali mercati in cui lavora. Fine delle previsioni: venerdì si passa alla realtà e si saprà anche la verità sull’atteso dividendo.

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