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Unicredit, risultato a 4,7 miliardi «Raggiunti tutti gli obiettivi»

Unicredit vola in Borsa con un rialzo dell’8,15% a 13,8 euro dopo i 3,4 miliardi di euro di utile netto resi noti ieri dalla banca guidata da Jean Pierre Mustier, con la capitalizzazione tornata a 31 miliardi di euro. Ma più di questo obiettivo — che fa rivendicare al presidente Cesare Bisoni di aver «centrato per la prima volta nella storia tutti i target» del piano industriale 2016-2019 concluso a dicembre — il mercato ha apprezzato la spinta sui dividendi, ulteriore rispetto al nuovo piano «Team23».

Il bilancio 2019 beneficia di 1,4 miliardi di dividendi cash (0,63 euro per azione in pagamento il prossimo aprile) e di mezzo miliardo in riacquisto di azioni proprie con una distribuzione di capitale ai soci pari al 40%. E ora spunta l’impegno ad alzare il payout al 50% per il 2020, da pagare nel 2021. E Mustier non esclude un extra dividendo cash o con riacquisto di azioni.

Se i mercati hanno applaudito, i sindacati — che Mustier incontrerà a breve — sono sul piede di guerra per la gestione dei 5.500-6.000 esuberi previsti per l’Italia, sui circa 8 mila a livello di gruppo. Il «confronto sarà durissimo», avverte il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni che chiede «almeno una assunzione ogni due eventuali esuberi».

In Germania e in Austria l’accordo sulle uscite è invece già stato trovato e le relative spese sono state calcolate nel quarto trimestre, che infatti ha chiuso in perdita per 835 milioni per questi oneri straordinari e anche per le perdite sulla cessione del 9% di Yapi Kredi (che ha preceduto l’ulteriore vendita del 12% di due giorni fa) e le rettifiche su crediti per 1,1 miliardi di euro.

Dal punto di vista dei numeri dell’anno, il 2019 si chiude con un utile netto di 3,4 miliardi in calo di quasi il 18% ma sopra le stime degli analisti a 3,1 miliardi, mentre l’utile consolidato «sottostante», cioè al netto delle operazioni straordinarie, sale a 4,7 miliardi, +55,5%. I conti saranno approvati dall’assemblea convocata per il 9 aprile.

Dal punto di vista strategico Mustier ha confermato la linea espressa a dicembre: «Nessuna fusione/acquisizione per tutto l’arco di piano», quindi fino al 2023. Il motivo è che si tratta di operazioni che diluiscono l’utile per azione per i soci, e quindi meglio procedere con il dividendo e il riacquisto delle azioni (buyback), che favorisce la crescita dell’utile per azione. Mustier comunque vede come improbabili le fusioni a livello europeo, anche se loda la linea del nuovo capo della Vigilanza Bce, Andrea Enria: «È stato molto più trasparente e chiaro nel comunicare l’impatto della regolamentazione sulle banche. Bene le regole, anche dure, ma che siano comunicate bene. Trasparenza e chiarezza sono apprezzati dagli investitori».

Sembra invece rallentare il cantiere della subholding italiana in cui riunire le attività estere del gruppo. A spiegarlo è stato lo stesso Mustier: «Non è ancora stato approvato dal consiglio di amministrazione», ha detto, precisando che il dossier è ancora allo studio e che probabilmente «arriverà sul tavolo del board entro la fine dell’anno».

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