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UniCredit riparte da Jean-Pierre Mustier

UniCredit ha deciso di affidarsi a Jean-Pierre Mustier. Dal 12 luglio il francese, già capo del Cib di gruppo fino alla fine del 2014, prenderà il posto di Federico Ghizzoni: la decisione è stata presa ieri mattina all’unanimità dal cda della banca, dopo che – come anticipato ieri da Il Sole – il suo nome (assieme a quelli di Papa e Vivaldi) era stato formulato dal Comitato nomine e quindi inviato in Bce per le verifiche di prassi.
«Sono personalmente soddisfatto per il percorso rigoroso che è stato seguito per la selezione del nuovo ad – ha commentato il presidente Giuseppe Vita – che ci ha portato a individuare la scelta migliore nell’interesse della banca. Di grande importanza è la totale condivisione di questa scelta da parte del Consiglio che supporterà il nuovo ad nella definizione delle scelte strategiche».
La successione si è chiusa un mese e mezzo dopo l’incontro in cui alcuni grandi soci avevano comunicato a Ghizzoni il bisogno di una discontinuità, segnando l’apertura di una sorta di “crisi di governo” che era stata poi ufficializzata a fine maggio: il primo giugno l’incarico ai consulenti di Egon Zehnder, ieri la decisione finale dopo aver vagliato direttamente una quindicina di candidati (di cui 8 incontrati direttamente). Il 10 giugno, a Il Sole 24 Ore, il presidente Giuseppe Vita aveva previsto una decisione per la fine di luglio, alla fine il clima sui mercati, i diversi inviti ad accelerare (l’ultimo, mercoledì, del premier Renzi) ma anche la consapevolezza che altro tempo non avrebbe prodotto altre candidature spendibili hanno consentito di stringere sul finale.
«Sarà un piacere lavorare a stretto contatto con il consiglio di amministrazione e con le persone di UniCredit per mettere a punto e realizzare un nuovo piano strategico. Gli obiettivi fondamentali dovranno essere il rafforzamento dei requisiti di capitale e la crescita dei risultati economici attraverso una sempre più stretta relazione con i clienti e con una cultura del rischio molto attenta e disciplinata», ha subito dichiarato Mustier, preannunciando il menu dei prossimi mesi: un nuovo piano focalizzato sul capitale (con probabile aumento), la redditività e la gestione oculata delle voci costi e credito.
Non è un manager interno – difficile da digerire per il mercato e la struttura – ma un ex che non ha perso i contatti con la banca: probabile che per il nuovo piano ci sarà da aspettare il minimo indispensabile.
«Siamo tutti molto contenti», ha dichiarato ieri Lucrezia Reichlin, consigliere di UniCredit espressione delle minoranze. In effetti i fondi, che – mettendo in minoranza la lista presentata dai soci storici nell’assemblea 2015 – avevano aperto una crepa che si è poi rivelata insanabile incassano un profilo internazionale e apprezzato dai mercati, identikit gradito anche ai soci del blocco tedesco e a Fondazione CariVerona. Tra i più soddisfatti anche Fabrizio Palenzona, a conferma del fatto che l’idea Mustier sarebbe nata da un inedito asse a tre con Biasi e Reichlin, mentre qua e là qualche mugugno si percepisce, soprattutto nell’area soci privati – (Caltagirone in testa): non tanto sulla nomina di Mustier (né in comitato né in consiglio sono arrivati voti contrari), ma sulla svolta che si chiede da tempo e che per ora tarda arrivare.
Toccherà al nuovo ceo cementare la multiforme compagine azionaria a suon di risultati. Diversamente, esploderanno tutte le incongruenze di una banca dall’azionariato ormai da public company non ancora del tutto recepito nella governance.
Formalmente, dopo la cooptazione di ieri in cda (al posto di Manfred Bischoff) Mustier riceverà le deleghe nella prossima seduta dell’11 luglio da Federico Ghizzoni, che ieri ha espresso il suo apprezzamento per la scelta caduta su un «amico personale». Ieri dopo il voto del cda il titolo si è ripreso da una partenza fiacca, chiudendo a 1,97 (+2,44%).

Marco Ferrando

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