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Unicredit, i ricchi dividendi soddisfano Piazza Affari E il titolo vola oltre l’8%

MILANO — Stavolta Jean Pierre Mustier ha davvero stupito il mercato: Unicredit ha segnato in Borsa un balzo dell’8,15% dopo l’annuncio dei conti 2019 (migliori delle stime) e soprattutto la ricca stagione di remunerazione degli azionisti che si prospetta. L’altro messaggio importante, sottolineato da Mustier, è che non ci saranno operazioni di fusioni e acquisizioni da qui al 2023; un punto su cui periodicamente il mercato torna ad interrogarsi. Nel frattempo sta per partire il negoziato per i circa seimila esuberi in Italia: il confronto dovrebbe cominciare intorno al 14 febbraio e i sindacati hanno già annunciato un confronto «durissimo e approfondito », ha detto Lando Sileoni, segretario generale Fabi.
L’utile netto contabile di gruppo si è attestato a 3,4 miliardi, il 17,9% in meno dell’anno prima. Ma l’utile “sottostante”, senza le voci straordinarie, è di 4,7 miliardi, cioè il 55,5% in più dell’utile sottostante dell’anno prima. Di conseguenza ci sarà una distribuzione di capitale agli azionisti per 1,4 miliardi in contanti e mezzo miliardo con il riacquisto di azioni proprie.
Mustier ha strizzato l’occhio agli investitori anche per il futuro: grazie al fatto che il Cet1 (la misura più comune della solidità patrimoniale di una banca) è salito al 13,09% – dal 12,6% del terzo trimestre 2019 – la politica di dividendi già a partire dall’esercizio 2020 sarà più generosa di quanto annunciato solo due mesi fa. Adesso le stime sono per una distribuzione del capitale pari al 50% (nel piano era prevista solo nel 2023) unita alla possibilità di pensare ad una «distribuzione di capitale straordinaria nel 2021 e/o nel 2022» in contanti o tramite buy back; una decisione che sarà presa in base ad alcuni parametri patrimoniali (il buffer sopra la soglia Mda).
Tornando all’utile contabile, le poste negative si sono concentrate nell’ultimo trimestre, che ha chiuso in rosso per 835 milioni a fronte di poste non operative negative per 2,3 miliardi. In particolare, è stata contabilizzata la perdita di 365 milioni per la dismissione del 9% della banca turca Yapi Kredi; due giorni fa Unicredit ha venduto un altro 12% dell’istituto, scendendo al 20%. Anche in questo caso c’è stato un impatto negativo, per 820 milioni, contabilizzato nel primo trimestre di quest’anno. Mustier ha spiegato che per tutto il 2020 non ci saranno altre cessioni della banca turca; lo farà in seguito se è vero che «nel 2023 non è previsto un contributo di Yapi all’utile netto». Tra le altre voci negative ci sono i 319 milioni di costi per gli esodi di personale in Austria e Germania e poco più di un miliardo per rettifiche su crediti della parte “non core” di Unicredit.
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