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UniCredit ribadisce il no al risiko. Occhi del mercato su BancoBpm

UniCredit si tira fuori dal gran ballo delle fusioni bancarie in Italia, ribadendo, ancora una volta, di essere interessata piuttosto alla creazione di valore attraverso buyback e crescita organica. A dirlo è direttamente il numero uno, Jean Pierre Mustier. «Noi di Unicredit siamo stati molto chiari: no M&A, preferiamo trasformare piuttosto che integrare e pensiamo che sia importante utilizzare il nostro capitale in eccesso per ricomprare azioni, quando la Bce lo consentirà ancora», ha detto il banchiere in occasione di una conferenza di S&P Global.

Il numero uno di piazza Gae Aulenti è andato anche oltre. E ha smorzato gli entusiasmi relativi alle fusioni, che non sono «la panacea» ai problemi del settore bancario, su cui pesano invece il calo della redditività e i rischi generati dai crediti deteriorati. Così facendo, il manager francese sembra mettere una pietra tombale sulle ipotesi circolate nelle scorse settimane. Rumors secondo cui la banca italiana doveva essere polo aggregante o di Mps o di BancoBpm. Ipotesi, dunque, che al momento, quanto meno, sembrano perdere quota.

In parallelo, a finire sempre più al centro dell’attenzione del mercato è invece BancoBpm. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna sarebbe target del Crédit Agricole, secondo indiscrezioni. Il gruppo francese, che già è presente nel nostro paese con la divisione guidata da Giampiero Maioli, avrebbe gioco nel rafforzarsi attraverso il terzo gruppo bancario con cui è già alleato sul fronte del credito al consumo (Agos). Smentite però le indiscrezioni sui possibili colloqui tra il ceo Giuseppe Castagna e il numero uno francese Philippe Brassac, la banca di piazza Meda ha sottolineato «l’apertura, espressa pubblicamente più volte, a esplorare tutte le possibili ipotesi in relazione ad una potenziale aggregazione».

Si vedrà se ci saranno evoluzioni su questo fronte. Va detto d’altra parte che un’eventuale fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole avrebbe una solida ratio. Secondo gli analisti di Equita, la fusione tra le due realtà avrebbe «molto senso dal punto di vista industriale in quanto creerebbe il secondo gruppo bancario domestico con una quota di mercato su base nazionale del 12%, superando UniCredit, con una forte presenza al nord Italia e in Lombardia (dove avrebbe quote di mercato del 15% e del 17%)».

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