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UniCredit riaccende i «CoCo bond»: boom di richieste

Si accende il mercato dei co-co bond a poche ore dalla riunione del comitato direttivo della Bce a Francoforte. Approfittando di un sentiment di mercato molto positivo, due banche di importanza sistemica come Unicredit e Banco Santander hanno portato a termine operazioni di collocamento degli ormai celebri strumenti obbligazionari convertibili in azioni comuni, che sono conteggiabili nel capitale primario e dunque ne rafforzano il livello. Al termine di un roadshow di due giorni nelle principali capitali finanziarie europee, Unicredit ha emesso ieri titoli Additional Tier 1 per 1 miliardo di euro contro un target iniziale di raccolta benchmark, cioè di almeno 500 milioni di euro. L’emissione ha incontrato un significativo interesse da parte degli investitori, con ordini che hanno sfiorato la soglia dei 2 miliardi di euro provenendo da oltre 150 investitori istituzionali. I titoli sono stati assegnati per l’84% a fondi, per il 13% a banche e per il 2% ad assicurazioni. Su base geografica, la maggior richiesta è giunta da Regno Unito (34%), Francia (20%), Italia (12%) e Germania/Austria (7%).
I bond sono perpetui con la possibilità per la banca di riacquistarli dopo 7 anni e pagheranno una cedola annua del 6,75%. L’asta è stata gestita da un pool di banche composto da BofA Merrill Lynch, Credit Agricole Cib, Credit Suisse, Deutsche Bank e Unicredit mentre lo studio legale Clifford Chance ha svolto il ruolo di advisor. Il trigger di conversione in azioni comuni è stato fissato al 5,125%, in linea con quanto deciso per l’asta sempre di titoli analoghi, ma questa volta denominati in dollari, effettuata da Unicredit in marzo.
Poche ore prima di Unicredit era stata Banco Santander a tornare sul mercato dei co. co.bond con un’emissione da 1,5 miliardi di euro e coupon fissato al 6,25%. Come nel caso del collocamento di Unicredit, la soglia al di sotto della quale scatterà la conversione dei bond in azioni comuni è stata fissata al 5,125%. L’emissione di Banco Santander, che inizialmente sembrava potesse essere anche arrivare anche a 2,5 miliardi, è la maggiore da parte di una banca europea da quando a giugno Société Generale ha collocato AT 1 per 1,5 miliardi di dollari americani. Ma Banco Santander e Unicredit non sono le sole a guardare al mercato degli strumenti ibridi. La britannica Hsbc ha infatti dato mandato alla propria banca di investimenti di organizzare un road show con investitori istituzionali globali e il via libera a un collocamento di titoli (già valutati Baa3 da Moody’s) potrebbe arrivare già nelle prossime ore. Lo stesso vale per il gruppo finanziario Enbd, con sede a Dubai, che secondo indiscrezioni di stampa sta preparando un collocamento di almeno 500 milioni denominato però in dollari.
Per il settore, nato poco più di un anno fa dalle nuove regole di Basilea III e cresciuto in maniera tumultuosa nel corso degli ultimi mesi con l’avvicinarsi dell’asset quality review e degli stress test della Bce, si preannunciano dunque mesi di grande fermento anche perché la continua discesa del costo del denaro rappresenta un’occasione difficile da lasciarsi sfuggire di mano. Secondo l’indice di settore di Bank of America Merrill Lynch, in meno di un mese, esattamente dall’8 agosto a oggi, il rendimento medio riconosciuto agli investitori per detenere questo tipo di obbligazioni – le più rischiose in assoluto e pertanto anche le più remunerate – è sceso di ben 45 punti al 6,42. Secondo alcune stime, il mercato europeo degli At1 vedrà entro fine anno nuove emissioni per almeno 20 milioni di euro, pari alla metà del circolante attuale.

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