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UniCredit rassicura l’Antitrust sul nodo FonSai-Mediobanca

di Laura Serafini

Approderà probabilmente già oggi al collegio dell'Antitrust la soluzione individuata da Unicredit per depotenziare il rafforzamento nel capitale di Mediobanca che scaturisce dal salvataggio di FonSai. Una misura blanda per limitare il rischio di concertazione delle strategie tra la banca, che diviene azionista con il 6,6%, e la compagnia assicurativa in merito alla governance dell'istituto di piazzetta Cuccia, di cui la prima possiede l'8,66% e la seconda il 4 per cento. La proposta che l'istituto farà pervenire all'Antitrust riguarderà l'opportunità di non far partecipare i 3 consiglieri (di cui due indipendenti) di espressione della banca nel cda di FonSai alle riunione del board che abbiano all'ordine del giorno tematiche inerenti Mediobanca, ma potrebbero rientrarvi anche potenziali conflitti di interessi tra Unicredit e la compagnia della famiglia Ligresti. Dovrà essere il collegio dell'Autorità a valutare ed eventualmente a deliberare sulle proposta.

I contatti tra la banca e l'Antitrust sono iniziati già all'indomani dell'annuncio dell'accordo per l'operazione FonSai. L'Autorità ha avanzato una richiesta di informazioni sulla struttura del deal, la governance e l'accordo parasociale. Una volta pervenuto il materiale, gli uffici tecnici hanno cominciato a valutare i profili di eventuale concentrazione (che sarebbe eventualmente competenza dell'antitrust di Bruxelles) e quelli inerenti la compatibilità con gli impegni assunti da Unicredit nel 2007, dopo la fusione con Capitalia. Tra le condizioni allora fissate per il via libera al merger era prevista la riduzione della partecipazione di Unicredit nel capitale di Mediobanca e l'impegno a non aumentare la quota. L'operazione con FonSai va in controtendenza rispetto a quel vincolo, perchè con l'ingresso di Unicredit nella compagnia, la presenza di consiglieri in cda, l'esistenza di un patto che prevede materie su cui è necessario un comune processo di formazione delle decisioni, si passa dal controllo di un singolo socio (Premafin) a una condivisione della governance con la banca.

Una volta riscontrata questa problematica gli uffici hanno presentato, la settimana scorsa, una relazione al collegio: in quel documento era stato evidenziato che non c'era un obbligo di notifica da parte di Unicredit, visto che non era ravvisato un processo di concentrazione. L'Autorità sarebbe potuta intervenire formalmente solo qualora si fosse arrivati all'apertura di un procedimento di inottemperanza degli impegni assunti nel 2007. Ma per fare questo mancavano i presupposti, visto che la banca ha mostrato un atteggiamento pienamente collaborativo. Si è scelta allora la strada della moral suasion. Il collegio ha delegato i tecnici ad avviare contatti con l'istituto di credito per valutare le possibili soluzioni. Da questo processo sarebbe scaturita la proposta che approderà oggi in consiglio. Il percorso formale per adottarla sarà all'interno della relazione di ottemperanza, ovvero del monitoraggio periodico che l'Antitrust esegue sul rispetto degli impegni assunti dagli operatori in occasione delle concentrazioni. L'esame del dossier FonSai da parte del consiglio dell'Antitrust è stato confermato ieri dal presidente Antonio Catricalà. «Bisogna valutare se necessario chiedere qualcosa e la misura della nostra richiesta» ha spiegato aggiungendo che la «valutazione è collegiale».

«Sono assolutamente tranquillo. Non mi aspetto richieste particolari» ha detto ieri l'a.d. di piazza Cordusio, Federico Ghizzoni. «Noi abbiamo già un accordo con l'Antitrust che risale ai tempi della fusione con Capitalia saremo più o meno in linea con quell'accordo».

 

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