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UniCredit, Rampl in bilico

di Marco Ferrando e Marigia Mangano

Si riapre il confronto tra le fondazioni azioniste sul futuro di UniCredit. Dopo una prima riunione a fine gennaio, all'indomani della chiusura dell'aumento di capitale della banca, in questi giorni è ripartito il valzer delle consultazioni, formali e informali. Un nuovo incontro è in programma per questa mattina a Milano: all'ordine del giorno resta essenzialmente la nuova governance di piazza Cordusio, che con l'assemblea dell'11 maggio dovrà ridisegnare il suo consiglio di amministrazione. Al centro della riunione di oggi sarà posto proprio il nuovo cda, con le diverse opzioni sul tavolo quanto a numero di componenti e prerogative di nomina.
Alla riunione di oggi, secondo quanto si apprende, è prevista la presenza, tra gli altri, del presidente di Fondazione Crt, Andrea Comba, di Paolo Biasi di Fondazione Cariverona, di Marco Cammelli (Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna) e del presidente della fondazione Banco di Sicilia, Giovanni Puglisi. Azionisti grandi e piccoli, dunque, chiamati a confrontarsi sui nuovi equilibri che dovranno governare UniCredit; il clima intorno a piazza Cordusio per il momento sembra tranquillo, anche se le due questioni sul tavolo sono nodali: il numero dei componenti del nuovo cda e la nazionalità del nuovo presidente, dopo che l'uscente Dieter Rampl ha confermato la sua disponibilità a rimanere pur a fronte di «un accordo tra tutti i soci».
Lo stesso Rampl, all'inizio della settimana scorsa, aveva chiesto qualche giorno di tempo per conoscere le reazioni dei soci al suo passo in avanti. A ben guardare da allora non si è levata nessuna voce, né tra gli azionisti italiani né tra quelli stranieri, dunque c'è chi interpreta questo silenzio prolungato come un segnale di debolezza dello stesso Rampl. Il banchiere tedesco al momento è l'unico candidato dunque parte in vantaggio, ma da ambienti vicini ad alcune fondazioni sembra che in questi ultimi giorni si stia rafforzando l'ipotesi di una presidenza italiana, capace di coagulare intorno a sé le fondazioni così come i nuovi azionisti privati entrati con l'aumento, come Francesco Gaetano Caltagirone e Diego della Valle.
Formalmente siamo ancora al confronto teorico, ma a due mesi e mezzo dall'assemblea (e a 50 giorni dal termine per la presentazione delle liste) contenere i riferimenti a nomi e cognomi diventa sempre più difficile: è così che tra le ipotesi più ambite circola con sempre maggiore insistenza quella del direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni, forte di un profilo di spessore riconosciuto anche all'estero. Tra i dati di fatto, anche l'apprezzamento crescente per l'amministratore delegato Federico Ghizzoni, a maggior ragione dopo il successo dell'aumento di capitale, e quello per l'operato di Lucrezia Reichlin, tra le più attive in seno al consiglio.
Certo per il riassetto del vertice sarà decisiva la composizione del nuovo cda, determinante per stabilire chi conta veramente a piazza Cordusio. Concluso l'aumento di capitale e ridefinita la mappa dell'azionariato, la questione è stata affrontata lunedì scorso dal comitato governance della banca sotto la presidenza di Rampl; al termine della seduta si è raggiunto un accordo per definire «una proposta con i criteri per pervenire a una composizione ottimale», e non è escluso che proprio la proposta venga sottoposta già oggi al consiglio di amministrazione di UniCredit, convocato per questo pomeriggio per una prima analisi del budget 2012: formalmente il punto non è all'ordine del giorno, ma all'ultimo momento lo stesso Rampl potrebbe decidere di coinvolgere al riguardo gli altri consiglieri.

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