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Unicredit raddoppia gli utili netti

MILANO — Unicredit esorcizza la crisi grazie alla diversificazione territoriale, paga un fio relativamente contenuto alla recessione che attanaglia l’Italia (in difficoltà anche i conti dell’Austria) e festeggia il secondo trimestre 2013 con un utile netto pari a 361 milioni, più che raddoppiato rispetto ad un anno fa anche grazie al riacquisto di titoli obbligazionari (ma -19,4% rispetto al trimestre precedente). Nonostante un costo del rischio pari a 125 punti base, in aumento di 34 punti rispetto al trimestre prima, e rettifiche nette su crediti per 1,7 miliardi, il 35,4% in più rispetto al primo trimestre. La nota positiva è che i flussi netti a crediti deteriorati hanno segnato il terzo calo trimestrale consecutivo. L’ad Federico Ghizzoni ha escluso però che serva una soluzione di sistema per le sofferenze bancarie italiane: «Non abbiamo in corso alcun tipo di discussione con il regolatore su questo argomento» né, a proposito delle crisi che stanno investendo tante banche medio-piccole, «abbiamo ricevuto alcuna domanda di intervento».
Tornando a Unicredit (+2,16% ieri in Borsa), bene anche i conti del primo semestre: l’utile netto di gruppo è pari a 810 milioni, il
25% in meno di un anno fa, ma il 5,7% in più senza considerare l’apporto delle operazioni di riacquisto titoli; il mol si è attestato a 5,1 miliardi e gli accantonamenti su crediti a 2,9 miliardi (-7,7% rispetto ad un anno fa); il Core tier 1 è salito all’11,41%.
Per quanto riguarda l’Italia, il secondo trimestre si è chiuso con una perdita netta pari a 120 milioni, mentre il primo trimestre era stato positivo per 64; il semestre segna dunque un rosso di 56 milioni, contro una perdita di 375 un anno fa. Insomma, il quadro resta difficile ma sta migliorando. «C’è moderato ottimismo» guardando a fine anno, ha confermato ieri Ghizzoni riferendosi all’Italia e di conseguenza ad Unicredit: le attese sono per un Pil del quarto trimestre col segno più rispetto al trimestre precedente e poi una crescita dello 0,6% nel 2014. Una ripresa, ha sottolineato, che Unicredit punta «ad accompagnare»: e infatti «ci stiamo focalizzando sempre di più anche sul credito. Di recente, abbiamo avviato alcune iniziative importanti sui mutui ai privati». Ora, ha sottolineato, occorre «stabilità politica» per la crescita e che in tutti «prevalga il senso di responsabilità». Perché c’è «qualche piccolo segnale di ripresa, in un contesto comunque ancora negativo»: Unicredit «è pronta a cogliere questa opportunità, la banca vuole fare credito ed è nella condizione di farlo». Ghizzoni ha ricordato la buona posizione di liquidità dell’istituto e lo stretto controllo dei costi, tanto che l’obiettivo per fine piano è di tagliare le uscite di un altro miliardo: solo la joint venture
con Ibm porterà in 10 anni risparmi per 700 milioni.
Unicredit non sta meditando di uscire dall’Ungheria e continua a credere in Turchia, Polonia, Russia e Repubblica Ceca, anzi non sono escluse acquisizioni ma senza gli eccessi del passato. Infine la As Roma di cui ha da poco ceduto il 9%: «Finché siamo nella società, faremo la nostra parte di azionisti».

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