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UniCredit: pulizia degli Npl entro il 2024 con «impatto basso»

La richieste di accantonamenti crescenti da parte della Bce alle banche europee, e italiane in particolare, continua a tenere banco sul mercato. Ma dopo la reazione violenta sul listino di martedì, ieri è stata la volta degli acquisti: tutti gli istituti hanno chiuso la seduta in rialzo, da Ubi (+3,8%) a Intesa (+3,7%), da Banco Bpm (+2,96%) a Bper (+2,2%). Se si sia trattato di rimbalzo tecnico o di “virata” del mercato lo si capirà col tempo. Di sicuro, a beneficiare in particolare del clima positivo è stata UniCredit, il cui titolo ha primeggiato chiudendo in rialzo del 5,8%. A premiare la banca italiana è stata anche la decisione di comunicare nel dettaglio le richieste arrivate dalla Vigilanza bancaria. Che, come atteso, in virtù della forza patrimoniale e del lavoro già fatto sulla pulizia dei crediti, si attende che l’istituto completi progressivamente le coperture sui crediti deteriorati entro il 2024, ovvero due anni prima rispetto a quanto previsto per Mps. L’impatto per il gruppo è destinato ad essere «basso», come si legge nel comunicato diffuso ieri. La banca ritiene che il «dialogo normativo con la Bce possa portare a un impatto basso, a una sola cifra in termini di punti base, sul suo Cet1». Il tema della pulizia degli attivi è da sempre uno dei punti in cima all’agenda del ceo Jean Pierre Mustier. Non a caso, l’istituto si è già impegnato ad azzerare il suo portafoglio non-core entro il 2021, e oggi può contare su un indice di copertura del 62% dello stock di crediti deteriorati. La raccomandazione Bce – che dovrebbe aver chiesto alla banca una svalutazione piena dello stock dei crediti unsecured con più di due anni d’anzianità entro il 2023, a quanto risulta al Sole 24Ore – appare insomma gestibile.
Le lettere in bozza contengono le linee guida (non vincolanti) che la Bce auspica vengano rispettate sullo stock esistente dei crediti deteriorati, che devono essere progressivamente coperti con tempistiche e modalità diverse da istituto a istituto. L’orizzonte massimo è fissato al 2026 per banca Mps. Entro questo scadenza (con paletti compresi al 2024 e al 2025) dovrebbero dunque posizionarsi le deadline delle altre principali banche italiane sotto vigilanza per la svalutazione piena dei crediti garantiti: il ragionamento seguito a Francoforte è che maggiore è la copertura sugli Npl e la solidità patrimoniale, più in fretta possono fare le banche nel mettersi in linea con gli altri competitor. Nel fissare i diversi archi temporali, la Bce ha confrontato infatti ogni istituto con i competitor del proprio cluster di riferimento su scala europea, ma nello stesso tempo ha considerato anche la capacità singola delle banche di rispettare le richieste sulla base delle condizioni specifiche di partenza. Si vedrà appunto quali saranno i punti di atterraggio dei vari istituti. Anche perché va detto che le lettere Srep, giunte in forma di bozza, sono comunque oggetto di una interlocuzione che arriverà a scadenza a fine gennaio, quando le lettere diventeranno definitive. Possibile che in questo lasso di tempo, qualcuna riesca a limare alcune richieste, mettendo in evidenza i progressi raggiunti sulle coperture e sulle garanzie, così da ridurre l’impatto.

Luca Davi

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