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Unicredit, pronto l’identikit del successore di Ghizzoni. Il pressing di Verona, soci divisi

MILANO Primo giro di tavolo domani al consiglio di Unicredit sulla nomina del nuovo amministratore delegato che dovrà prendere il posto di Federico Ghizzoni. Dopo l’accordo del 24 maggio che prevede l’uscita del banchiere 60enne una volta individuato il suo successore e a una settimana esatta dall’incarico al cacciatore di teste Egon Zehnder, che lo scorso 1 giugno ha segnato l’avvio ufficiale della selezione del nuovo capoazienda, i consiglieri avvieranno una prima valutazione sull’iter.

Il cacciatore di teste dovrebbe illustrare il profilo del banchiere ideale, che deve essere adatto a gestire una banca commerciale dalle dimensioni internazionali e con le complessità di Unicredit. Sulla base del profilo approvato dal consiglio, saranno avviati i colloqui formali con i potenziali candidati, così da arrivare a una rosa di nomi dalla quale poi il board individuerà il nuovo ceo.

Ma inevitabilmente il consiglio — che dovrà cooptare Sergio Balbinot al posto di Helga Jung per conto del socio Allianz e avviare la ricerca del sostituto del dimissionario Manfred Bischoff — sarà anche una verifica sui tempi che l’operazione sta richiedendo. Le previsioni erano di almeno tre settimane-un mese di tempo, ma qualcuno comincia a pensare che si debba accelerare nel processo.

È stata la fondazione Cariverona — primo azionista italiano con il 3% circa, sebbene senza rappresentanza in consiglio — a far filtrare lunedì una posizione di contrarietà circa le modalità di ricerca del nuovo ceo. L’ente scaligero presieduto da Alessandro Mazzucco e guidato dal direttore generale Giacomo Marino (che però in questa partita è rappresentato dall’ex presidente Paolo Biasi) «si attende» che il consiglio «si concentri prioritariamente e con la necessaria celerità sulle procedure di governance in corso per la selezione di nuovo amministratore delegato» così da permettere al manager che verrà selezionato di «effettuare tutte le valutazioni e ad assumere in responsabile autonomia tutte le decisioni idonee al rilancio del gruppo». A preoccupare l’ente veronese è il continuo calo del titolo, arrivato ai minimi da quattro anni. Ieri c’è stata una risalita, al pari di tutto il mercato, e Unicredit ha chiuso a 2,67 euro, +3,33%. Ma la tensione resta.

La procedura adottata dal board presieduto da Giuseppe Vita secondo i veronesi ha allungato i tempi e non disimpegna dalla responsabilità della scelta il consiglio e il comitato governance presieduto da Luca Cordero di Montezemolo. Dentro Unicredit però la scelta del cacciatore di teste è spiegata con l’esigenza di garantire il massimo della trasparenza al processo di selezione dei vertici di una banca sistemica quale è Unicredit, una procedura peraltro inedita e su cui vigila anche la Bce. Per questo motivo il procedimento richiederà tempo. Ma ciò che emerge è che i soci sono ancora lontani da un accordo sul nuovo banchiere.

Il totonomine continua a considerare papabili l’ex capo dell’area corporate e investment banking di Unicredit, Jean-Pierre Mustier, nonché due banchieri italiani con esperienze in gruppi internazionali come Flavio Valeri, capo di Deutsche Bank in Italia, e Giampiero Maioli, numero uno di Credit Agricole-Cariparma in Italia. Sono in lizza anche Alberto Nagel, ceo di Mediobanca, Marco Morelli, numero uno italiano di Bofa-Merrill Lynch, e cresce l’ipotesi dell’amministratore delegato di Cdp, Fabio Gallia. Esclude invece la candidatura di Gaetano Miccichè, presidente di Banca Imi, il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina: «È un punto di forza indiscusso» del gruppo, quindi «assolutamente sì», resterà in Intesa.

Fabrizio Massaro

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