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UniCredit, pronto il nuovo piano

Prima di tutto le imprese, con un potenziamento dell’offerta calibrato sulle specificità dei singoli Paesi. Poi i clienti retail, al centro di un nuovo progetto sulla multicanalità. Infine la gestione ottimale dei crediti deteriorati, valorizzando tutte le azioni già avviate negli ultimi anni: dalla riorganizzazione degli impieghi varata in aprile tra portafoglio Alfa e Beta fino al rilancio della controllata Uccmb, in cerca di nuovi investitori.
È un piano strategico focalizzato su tre assi quello su cui si sta lavorando febbrilmente in UniCredit. E che verrà presentato l’11 marzo, come peraltro ha lasciato intendere ieri l’amministratore delegato, Federico Ghizzoni: «Su questo non posso rispondervi ora, ma tra quindici giorni», ha detto il manager a margine della presentazione di UniCredit Start Lab a chi gli chiedeva di un’eventuale bad bank, e in effetti secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore nei piani alti della torre di Piazza Gae Aulenti si starebbe lavorando a un piano industriale destinato a sostituire quello di fine 2011: a quanto si apprende, il nuovo documento strategico dovrebbe partire dai nuovi target a scadenza 2018 ma sarebbe prevista anche una proiezione al 2020.
Finora, sia in consiglio che nei comitati di questi giorni, l’attenzione si è concentrata sul budget 2014 nelle diverse aree in cui opera il gruppo (e non è un caso, visto che l’anno appena iniziato viene considerato quello di svolta, dalle difficoltà del 2013 ai segnali di ripartenza in arrivo anche dall’Italia) ma già dal comitato strategico convocato per dopodomani l’attenzione dovrebbe allargarsi al piano, e quindi alla strategia di medio periodo del gruppo: anche l’agenda della settimana prossima si preannuncia fitta, ma gli ultimi ritocchi, comprese le cifre chiave del nuovo piano, verranno discusse fino all’ultimo, cioè fino alla riunione del board in calendario per l’11 marzo.
Un nuovo piano, dunque, anche se in forte continuità con quello lanciato a fine 2011, insieme all’ultimo aumento di capitale. Perché la premessa, di fatto, resta la stessa: consolidare il profilo di UniCredit come banca commerciale leader in Europa. Una formula che si è rivelata vincente e che per questo non si ritiene di dover modificare; discorso diverso, invece, per i target: come lo stesso Ghizzoni ha avuto modo di ripetere più volte, in due anni il contesto economico europeo (e italiano in particolare) è precipitato, al punto da rendere del tutto irrealistici alcuni obiettivi. I conti del 2013 non sono ancora noti, e – a maggior ragione se si opterà per nuove pesanti svalutazioni sui crediti come prevedono diversi analisti – paiono fuori portata i 3,8 miliardi di utili attualmente a piano (al 30 settembre si era appena sopra il miliardo); la colpa, in fondo, è in un altro obiettivo mancato: i 90 punti base di costo del rischio, visto che nei primi nove mesi di quest’anno si è attestato a quota 111, spinto da un’imprevedibile mole di rettifiche e accantonamenti.
Centrati, invece, i traguardi in termini di riduzione dei costi e di nuovi impieghi, segno che la strada dell’efficientamento e della riorganizzazione del credito funziona. Così si spiegano i nuovi piani per le imprese – matrice comune e differenziazione area e per area – in fase di elaborazione ma anche il rafforzamento della multicanalità, strada maestra per la riduzione dei costi e l’aumento della marginalità sul retail: solo in Italia, dove UniCredit ha una quota di mercato già pari al 30% dell’Internet banking, gli spazi di crescita sono ritenuti ampi, e nell’orizzonte del piano il gruppo punta a portare sul web il 20% della sua intera offerta commerciale. Infine, i crediti deteriorati: esclusa la bad bank di sistema in Italia, il piano metterà ordine e aggiornerà la mission dei progetti avviati negli ultimi mesi, dall’isolamento dei crediti ad Alto Fattore di Attenzione (nel portafoglio Alfa) fino alla sinergia con Intesa e Kkr sui crediti ristrutturati, dal rilancio della piattaforma Arianna per gli immobili fino al riassetto della controllata specializzata nei crediti deteriorati UniCredit Credit Managament Bank: il gruppo cerca nuovi investitori, ed entro fine febbraio sono attese le prime risposte.

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