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Unicredit, pronta la nuova governance Saccomanni designato presidente

Fabrizio Saccomanni, ex ministro dell’Economia nel governo Letta e una vita passata in Banca d’Italia, di cui è stato direttore generale sotto Mario Draghi governatore, entra nel consiglio di amministrazione di Unicredit e viene indicato dal board come il «candidato ideale» alla presidenza. Una indicazione fondamentale in vista della lista per il prossimo board del triennio 2018-2021 che sarà presentata la prossima primavera proprio dal consiglio uscente, per la prima volta dopo che, il 4 dicembre, l’assemblea avrà approvato il cambio di statuto con la nuova governance.

Succede tutto ieri nella riunione della banca di Piazza Aulenti, dopo che alla vigilia gli orientamenti dei vari consiglieri si erano orientati sul 75enne economista, all’interno della rosa proposta dal cacciatore di teste Egon Zehnder. Una cooptazione — avvenuta «all’unanimità» — che lascia tutti soddisfatti, anche Fabrizio Palenzona, il consigliere dimissionario che si fa da parte dopo 18 anni all’interno della macchina dell’istituto e si appresta a diventare presidente di Prelios, la società immobiliare di cui è azionista anche Unicredit (ancora per poco, visto che è stata promessa al fondo americano Davidson Kempner). Palenzona, figura storica di Unicredit e rappresentante della Fondazione Crt aveva già fatto un passo indietro nel marzo scorso lasciando la carica di vicepresidente «allo scopo di agevolare le iniziative di revisione della governance programmate per il 2018». Proprio ieri Palenzona ha dichiarato di considerare «giunta alla sua naturale conclusione» l’esperienza dentro la banca milanese. La nota del board, sottolineando il «ruolo cruciale nella creazione di Unicredit» che Palenzona ha svolto, lo ha ringraziato per il «gesto altruistico di rassegnare le dimissioni» che ha fatto accelerare Unicredit nel rinnovo della governance.

Con l’arrivo di Saccomanni il ceo dell’istituto, il francese Jean Pierre Mustier, centra l’obiettivo di avere un candidato presidente forte e in grado di reggere le redini di una Unicredit sempre più public company, per la quale ha voluto una governance più adeguata ai tempi. Dal canto loro i soci e i consiglieri italiani — compreso il presidente uscente, Giuseppe Vita — riescono a mantenere la bandiera tricolore sulla presidenza dell’unica banca sistemica a livello globale presente in Italia. Anche perché Saccomanni — è specificato nella nota diffusa ieri dal gruppo — svolgerà « un ruolo attivo nella definizione della lista». Vita è stato esplicito: «Fabrizio Saccomanni vanta una straordinaria esperienza del settore bancario ed una profonda conoscenza del contesto regolamentare europeo unitamente ad un ampio network di relazioni internazionali di cui la banca potrà beneficiare».

Ieri il titolo ha chiuso in positivo, +0,74% a 16,35 euro, in controtendenza rispetto ai bancari: è un punto fermo di Mustier che le governance chiare facciano bene alle quotazioni. Proprio ieri il fondo sovrano norvegese Norges Bank ha fatto sapere di avere il 3,044% di Unicredit. Mustier oggi presenterà i risultati dei primi nove mesi, approvati ieri ma già usciti per errore qualche settimana fa: se sarà confermato l’utile di 4,6 miliardi, registrerebbe un netto progresso rispetto agli 1,7 miliardi dello stesso periodo del 2016.

Sarà un’occasione anche per aggiornare sullo stato della maxi-pulizia dagli npl, il progetto «Fino» da 17 miliardi di cartolarizzazione di npl i cui costi erano stati messi in dubbio nei giorni scorsi dall’agenzia Bloomberg. La banca aveva chiarito che la seconda parte del progetto «sta procedendo come da piano» e di attendersi di «ridurre la propria quota al di sotto del 20% entro fine anno», smentendo altresì che ci sia in corso un’indagine da parte della Bce. Il punto sul piano sarà fatto poi a Londra il 12 dicembre al Capital Markets Day, esattamente un anno dopo il varo del maxi-aumento di capitale da 13 miliardi portato a termine con successo lo scorso febbraio .

Fabrizio Massaro

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