Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

UniCredit, profitti a quota 1,4 miliardi Mustier frena sulle fusioni all’estero

Nessun disimpegno dall’Italia: Jean Pierre Mustier lo dice a chiare lettere, nel giorno della presentazione dei conti trimestrali. E smonta così la tesi secondo cui la banca di piazza Gae Aulenti intenda alleggerire la propria presenza nel paese. «Il nostro impegno in Italia non è mai stato più forte – dice il manager – UniCredit è molto orgogliosa di essere una banca europea con sede in Italia e quotata in Italia». I timori tra gli osservatori del resto si sono riaccesi nei giorni scorsi, quando la banca ha reso noto di aver concluso la cessione del 17% del capitale di Fineco. Mossa a cui, per pura coincidenza, si è abbinato l’annuncio della progressiva riduzione dell’esposizione verso i BTp. Ma il numero uno di UniCredit ci tiene a sgombrare il campo da letture maliziose. E a conferma di questa posizione, snocciola i dati relativi agli impieghi verso la clientela italiana, cresciuti del 4,4% rispetto allo scorso anno. «Siamo estremamente impegnati a finanziare i nostri clienti italiani», taglia corto il manager.

La scelta di cedere il 17% di Fineco, per il banchiere è insomma frutto di valutazioni di opportunità. La plusvalenza realizzata, pari a oltre mezzo miliardo, «corrisponde a 17 anni di dividendi» che Fineco, nota per essere uno dei gioielli della banca, può erogare: «non è forse questa una ragione sufficiente?», risponde in maniera retorica il banchiere a chi gli chiede il razionale dell’operazione. L’incasso nelle intenzioni «servirà a sostenere l’economia reale», mentre per il restante 18%, disponibile alla vendita, non c’è fretta «vedremo cosa fare in base al contesto». Possibile, del resto, che oggi alla luce dell’operazione UniCredit la banca multicanale diventi ancor più appetibile agli occhi di investitori e fondi, che potrebbero così intervenire in acquisto nel capitale.

Resta la domanda di fondo: a che cosa serve il capitale aggiuntivo (circa +21 punti base di Cet 1) guadagnato con il deal Fineco? Mustier spiega che servirà a fare più credito. Ma anche ad accelerare la dismissione della divisione Non Core, il cui valore scenderà «significativamente» al di sotto del precedente obiettivo dei 14,9 miliardi nel 2019 fino ad avvicinarsi ai 10 miliardi. L’intenzione del resto è quella di costruire un buffer di capitale sui requisiti minimi di 200-250 punti base entro fine 2019. Qualcosa in più sul senso dell’operazione si capirà forse il 3 dicembre, quando la banca presenterà il nuovo piano strategico al 2023. Proprio in vista del nuovo piano si sta muovendo per rivedere la propria esposizione sui BTp. L’intenzione, chiarisce il banchiere, non è quella di vendere i titoli di Stato italiani, ma di portarli a scadenza e lasciare «il portafoglio ridursi gradualmente» per «allinearci al livello dei nostri competitor». Anche in questo caso, nessun target. A fine marzo l’esposizione in titoli di stato globali era pari a 112 miliardi, di cui 58 miliardi (circa il 7% sul totale attivo di gruppo) in BTp. Un livello giudicato eccessivo, e pagato a caro prezzo alla luce della forte volatilità dello spread. Forse anche per cautelarsi rispetto a nuove fasi di incertezza, in casa UniCredit si guarda insomma a una progressiva limatura delle esposizioni.

A proposito di possibili fusioni, e di ipotetiche interessamenti a Commerzbank, la posizione di UniCredit. «Non commentiamo mai rumors e speculazioni, ma ritengo che le fusioni e in particolare le fusioni transfrontaliere siano molto difficili da realizzare». Sotto il profilo dei conti, nel primo trimestre la banca ha registrato un utile netto di 1,39 miliardi, in rialzo del 25% rispetto allo stesso periodo del 2018. Si tratta del miglior primo trimestre degli ultimi dieci anni. La banca ha fatto meglio delle previsioni (1,19 miliardi il consensus), ma sul risultato incidono poste straordinarie legate a cessioni immobiliari (258 milioni) e al rilascio di accantonamenti per la liquidazione delle sanzioni Usa (320 milioni).In flessione del 3% i ricavi, a 5 miliardi, con commissioni in discesa del 5,3% a 1,7 miliardi e margine da interesse in discesa dell’1,7 per cento.

Luca Davi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La partita per salvare Alitalia va al settimo tempo supplementare. Il dossier, a dire il vero, sembr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il contribuente costituito in giudizio deve rispettare gli ordinari termini di impugnazione anche se...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’autoriciclaggio scatta anche se il reato presupposto è prescritto. O provato solo in base alla ...

Oggi sulla stampa