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Unicredit, profitti a 4,3 miliardi. Sì dalla Borsa

La Borsa festeggia i conti di Unicredit con un sonoro rialzo del 6% a 12,8 euro. Il numero finale consegnato dal ceo Jean Pierre Mustier, 4,3 miliardi di utili nei nove mesi — che diventano 3,3 senza la plusvalenza della cessione di Fineco — nonché la conferma del target di 4,7 miliardi di euro di profitti per fine anno hanno sostenuto il titolo. Ma non c’è solo quello.

Da un lato c’è lo scioglimento del legame con Mediobanca, risolto sul mercato, dall’altro ci sono le indicazioni principali di Mustier sul piano industriale «Team23» che presenterà il 3 dicembre: tanta attenzione ai costi e al capitale, anche attraverso la costituzione di una nuova struttura societaria. È il tema della «sub holding» di cui si è parlato a lungo nell’ultimo anno (la commentò anche lo scomparso presidente Fabrizio Saccomanni) e che Mustier definisce «holding internazionale, che sarà italiana e non verrà quotata». «Non abbiamo mai detto che sarebbe stata in Germania», ha puntualizzato il banchiere francese. Verrà invece costituita una holding che raccoglierà le entità di Unicredit fuori dall’Italia. Lo scopo è migliorare la necessità di capitale (il cet 1 è al 12,6%): «Nella impossibile ipotesi della risoluzione della banca, che pure dobbiamo fare per le autorità», avere entità facilmente separabili riduce la necessità di patrimonio (l’indice «Tlac»).

Circa i ricavi, «non saliranno molto», ha spiegato Mustier, sottolineando che quindi «i costi dovranno crescere meno o rimanere stabili». In questo contesto, girare i tassi negativi della Bce sui clienti che hanno oltre 1 milione di euro sui conti è per il banchiere una operazione di trasparenza: «Noi lo facciamo e lo diciamo, le altre banche non lo dicono». E ha confermato che ai clienti verrà offerto l’investimento in fondi monetari senza commissioni. Un modo per spingerle a immettere la liquidità nell’economia, che è lo scopo della Bce con il Qe.

 

Altro grande tema sarà il sostegno al titolo. Mustier non esclude la crescita del dividendo e la valutazione di un «buyback nel caso in cui le nostre azioni trattino a sconto sul patrimonio tangibile», una possibilità che la Bce consente alle banche che hanno un capitale «adeguato». «Oggi abbiamo un payout al 30%, vogliamo farlo crescere al 50% dell’utile prima possibile». Mustier invece esclude una fusione: «Sono sicuro che le banche europee hanno bisogno di dimensione ma non vedo nessuna combinazione organica in arrivo. Le fusioni si fanno non perché le vuole il regolatore ma perché c’è una logica finanziaria. E ora — è la chiosa —la logica non c’è».

I ricavi sono fermi a 14 miliardi (-2%), con un margine di interesse e commissioni in analogo calo. Tuttavia, è più rapida la discesa dei costi, -3,6%; il rapporto costi-ricavi migliora così al 53%.

Fabrizio Massaro

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