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UniCredit, primo bond subordinato del piano. Gli arabi scendono al 2%

Il primo bond subordinato del piano presentato lo scorso dicembre dall’ad di UniCredit, Jean Pierre Mustier è stato collocato nonostante le tensioni geopolitiche montate nella notte scorsa al seguito dell’attacco iraniano alle basi americane. In queste sedute convulse, il titolo subordinato T2 da 1,25 miliardi di euro e scadenza 12 anni è riuscito a raccogliere richieste per 3,5 miliardi di euro a fronte di una cedola del 2,731% equivalente a uno spread di 280 punti base (da un iniziale livello di 310) sopra il tasso swap a 7 anni. Valori quasi dimezzati rispetto al febbraio scorso quando era stata piazzata la stessa tipologia di strumento a 5 anni ma con uno spread sul midswap pari a 474 punti base.

Quello di ieri è stato il primo passo del piano 2020-2023 da 45 miliardi di euro nel segno del rispetto dei criteri Mrel e Tlac, di cui 20 miliardi di strumenti subordinati: per l’anno in corso in cantiere ci sono 13,3 miliardi di nuove emissioni di cui 7,3 di titoli subordinati, compresa l’emissione di ieri. La forte riduzione del costo del funding è un segnale dei progressi fatti nelle operazioni di alleggerimento del rischio di portafoglio a partire dalla cessione di Npl per 50 miliardi di euro, ai 20 miliardi tra raccolta di capitale e cessioni alla costante riduzione dei BTp in portafoglio, misura quest’ultima che continuerà anche quest’anno rinnovando solo parzialmente le scadenze. La giornata favorevole ha consentito a UniCredit di collocare anche un covered bond di tipo Pfanbrief, dedicato al mercato tedesco, da 1,25 miliardi di euro con una cedola da 0,25 per cento.

Nel frattempo il fondo sovrano arabo di Abu Dhabi Mubadala, da quasi 10 anni azionista di UniCredit, ha più che dimezzato la propria partecipazione passando dal 4,99% (4,986%) al 2,02% a fine 2019. La cessione vale circa 850 milioni di euro sulla base del prezzo di chiusura. Ieri il titolo UniCredit è salito dell’1,28% a 13,328 euro e in un anno prendendo come riferimento la data in cui il fondo ha venduto ovvero il 20 dicembre, ha registrato un incremento di oltre il 30 per cento. La diluizione, registrata da un filing della Consob, è avvenuta un paio di settimane dopo la presentazione a Londra del nuovo piano al 2023 con cui la banca punta ad un utile di 5 miliardi di euro e 8 miliardi tra cedole e riacquisto di azioni. I primi due azionisti di UniCredit diventano così Blackrock e Dodge Cox. Il fondo Abu Dhabi è entrato nel 2010 nell’istituto nell’ambito di una strategia che è tutt’oggi orientata a diversificare gli investimenti e a non concentrarli solo sul petrolio. All’epoca tra i maggiori azionisti dell’istituto c’erano la Banca centrale libica e la Fondazione Cariverona. Con un blitz, realizzato a metà giugno 2010, Abu Dhabi rastrellò in Borsa, attraverso Deutsche Bank e Morgan Stanley, una quota che valeva 1,8 miliardi di euro.

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