Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit: i (primi) cento giorni di Mustier In vendita le sedi di Roma e Milano

Cento giorni di corsa, ma solo adesso inizia il difficile. Da quando Jean Pierre Mustier ha preso la guida di Unicredit, era il 12 luglio, non ha avuto un minuto per respirare. E, poco più di tre mesi dopo, la lista delle cose fatte indica l’urgenza dell’intervento. Al manager francese è richiesta una profonda opera di ridisegno della più grande banca italiana, che a fronte di una presenza diretta in 17 paesi europei e a 55 mila dipendenti nella Penisola è pesantemente penalizzata sui mercati finanziari, con una capitalizzazione di Borsa che somma circa un terzo dei primi concorrenti italiani, Intesa Sanpaolo e un titolo che fatica a lasciare quota due euro, che è circa un terzo di quanto valeva un anno fa.

L’organizzazione del business, la presenza sui mercati esteri, il rapporto con le controllate, unitamente al piano di rafforzamento patrimoniale e a una nuova governance , più snella, sono i capitoli di un libro che Mustier leggerà alla comunità finanziaria internazionale martedì 13 dicembre, quando il nuovo piano industriale traccerà il futuro del gruppo per i successivi tre anni.

La squadraIn questi cento giorni Mustier ha toccato le leve della macchina interna, che si è avviata lo scorso 1° settembre. Il direttore generale Gianni Franco Papa è la figura centrale di questo riordino. Entrato nel gruppo nel 1979, Papa è da poco arrivato ai piani alti della torre Unicredit. Prima, per molti anni, ha rappresentato gli interessi di Unicredit nell’Est Europa ed ora tutte le attività di business saranno sotto la sua diretta responsabilità. Con Papa, hanno un ruolo arricchito di responsabilità Ranieri de Marchis e Francesco Giordano, entrambi co-chief operating officer , come pure Mirko Bianchi, responsabile della finanza del gruppo e i due corresponsabili del network italiano, Giovanni Ronca e Andrea Casini. Traspare in questi doppi affidamenti di responsabilità la volontà di creare una responsabilità di gruppo, di team, che vada oltre le logiche delle cordate interne… E tra i rapporti diretti di Mustier c’è anche Marina Natale, che guiderà la struttura Strategy e M&a nella fase di revisione strategica delle attività.

Scelti gli uomini, la partita più importante è quella legata alla dotazione di capitale. La banca in sei mesi produce utili netti pari a circa un tredicesimo della capitalizzazione di Borsa e la distorsione dei rapporti appare evidente. Unicredit ha bisogno di una nuova iniezione di capitale – e negli ultimi mesi le previsioni degli analisti e degli osservatori hanno spaziato tra i 4 e i 15 miliardi di finanza fresca -. Pochi però conoscono l’ampiezza della manovra. Di certo Mustier vuole ridurre al minimo il ricorso ai soci. Ed è per questo che ha dato immediatamente il via a cessioni di parte delle quote detenute in Fineco e Pekao. Adesso però è necessario stringere e le prossime sei settimane saranno determinanti. Il primo appuntamento è fissato per giovedì prossimo, 10 novembre. Da un lato si analizzeranno i risultati della trimestrale chiusa al 30 settembre, dall’altro si riceveranno le offerte vincolanti per la cessione di Pioneer, uno dei colossi dell’ asset management , controllato da Unicredit. In lizza ci sono tre gruppi stranieri (gli inglesi di Aberdeen, gli australiani di Macquarie e i francesi di Amundi, gruppo Crédit Agricole), oltre agli italiani di Poste, che stanno cercando di realizzare un polo italiano del risparmio – progetto caro al premier Renzi – unitamente a Cdp e ad Anima. Secondo voci di corridoio a questa cordata parteciperebbe anche Aberdeen con il 10 per cento e, in caso di successo, il gruppo verrebbe quotato in Borsa. Ma il punto è un altro: quando ricaverà Unicredit dalla vendita?

Macro appuntamentiAltre date da segnare in rosso sul calendario sono quelle legate alle due grandi consultazioni elettorali del prossimo mese: l’elezione del presidente degli Stati Uniti prevista per domani è vissuta con estremo nervosismo dai mercati finanziari, che manifestano la loro incertezza con una elevata volatilità dei corsi. Tanto che torna alla mente la battuta dell’ex segretario di Stato americano, Henry Kissinger, quando parlando della guerra tra Iran e Iraq disse: «peccato non possano perdere entrambi…».

Ma non meno preoccupazione c’è, almeno in Italia e in Europa, per il referendum costituzionale del 4 dicembre, che sembra capace di avvitare il paese in un percorso addirittura di allontanamento dall’Europa, visto che alla fragilità della crescita economica e all’enormità del debito pubblico si sommerebbe l’incertezza politica. Mustier è chiamato a confrontarsi anche con questi macro temi, ma alla fine sarà soprattutto il business a decidere del futuro di Unicredit e i mercati stanno chiedendo anche in questo caso semplicità, ovvero capire bene i vari modelli di business in cui opera la banca.

Superati questi ostacoli sarà la volta del dossier sulla governance . Il presidente Giuseppe Vita non ha mai fatto mistero di pensare a un consiglio di amministrazione più snello, a 15 membri dai 17 attuali, fatto che incontrerebbe anche il favore della Banca centrale europea. Sarà l’ultimo passaggio di una trasformazione che è appena iniziata, ma che si annuncia profonda e radicale.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa